Talks

IOThings Rome 2019

Quando parlo di digital transformation, ad imprenditori o a dirigenti pubblici, non riesco mai a dimenticare dimenticare quanto cruciale sia il ruolo dello Stato. E dicendo Stato mi riferisco esplicitamente a tre livelli: all’indirizzo politico, alle amministrazioni centrali, e infine a quelli che Michael Lipsky chiama street-level bureaucrats, quei punti terminali con cui cittadini e imprese si scontrano ogni giorno.

Non è una questione di bit: per un’educazione al digitale

Hannah Arendt in “La condizione umana” ci invita ad occuparci «di ciò che facciamo», ossia del nostro modo di stare nel mondo: qui e adesso, in questo “pezzo” di storia. E allora la dimensione digitale diventa imprescindibile: che non è familiarità con device e smartphone, ma una dimensione profonda dell’essere, rinnovo di paradigmi in cui espressione, cognizione, socialità, lavoro, politica si ritrovano ad essere pratiche antiche mediate da strumenti nuovi. Educare al digitale significa allora educare a un modo consapevole di vivere il proprio ruolo nel tempo presente, come antidoto sì alla tecnocrazia ma anche alla pulsione iconoclasta degli apocalittici: in altre parole, come salvaguardia della democrazia.

Project management 4.0: verso una governance agile della trasformazione digitale

Il 22 ottobre sono allo Smau di Milano per parlare di project management e governance della trasformazione digitale. Milano è un luogo eccezionale per ragionare di progettualità e strategia: nelle sue imprese e nelle sue università, negli incontri programmati o fortuiti, nelle strade e nelle piazze respiri, letteralmente, energia, vitalità, pragmatismo, visione. Milano insomma ci crede, e sta esprimendo una capacità straordinaria di convogliare il meglio dell’Italia su progetti che generano valore, crescita, credibilità internazionale per tutto il Paese.

Homo Digitalis: Metamorfosi dell'identità

L’identità è ciò che ci definisce, di fronte allo sguardo altrui non meno che di fronte al nostro stesso sguardo. Non è facile darne una definizione che ne catturi la natura elusiva: Stefano Rodotà parla di un “pozzo profondissimo”, nel quale molti evitano di sporgersi, benché lo sporgersi sia ineludibile. Anche perché l’età digitale, che è il nostro tempo, dell’identità sconvolge così tanto i confini e l’estensione da dar luogo a un vero e proprio scatto evolutivo, a una metamorfosi della specie uomo. Non siamo più soltanto corpo, psiche, tempo vissuto, relazioni: siamo anche entità digitali immerse in una infosfera, come insegna Luciano Floridi. È il caso di spaventarsi? No, certo. Ma l’inquietudine, come sempre, possiamo vincerla soltanto a patto di non rinunciare a riflettere su ciò che ci sta accadendo.

Fog and the City: an urbanist's perspective

The new models for an open, distributed, collaborative computing not only do offer huge opportunities both in technological and in operational terms: they are also capable of fostering a widespread participation of civic awareness. The basic theme of the talk, offered at the Ninux Day 2016 in Florence, encourages a vision of computing and connection as common goods, hence as values subtracted to a centralized control and entrusted to a collective management.