Artykuły

Artykuły w języku polskim

Artykuły w innych językach

Pasta pizza e cappuccino

Più vado in giro, più mi convinco di una cosa. La celebrata familiarità dell’italiano medio con la buona cucina è una solenne fake news.

Sesso e carattere

La bellezza e l’arte sono zone femminili dello spirito. L’arte è femmina ed è l’uomo che la fa e la plasma. I maschi se potessero decidere starebbero sempre in mezzo alle femmine e quindi la disparità di genere esiste per colpa delle rivalità femminili.

Bonus vacanze e digitalizzazione

Bonus vacanze: dei 2,4 miliardi di euro stanziati ne sono stati spesi solo 200 milioni e appena l’8% è giunto nelle casse di albergatori e stabilimenti balneari. Troppo poco per rilanciare il comparto ma soprattutto troppo poco per gli italiani.

The best investment? In ourselves

Let this not be taken as an inclination to enroll him in my private Pantheon, but I hereby declare that I would pay to boast in my late thirties as little as one tenth of Warren Buffett’s stamina today. And he just turned ninety.

Bruciare il Rocci?

Si discuteva con un’amica se abbia tuttora senso lo studio del greco nelle scuole italiane. Per chi non lo sapesse, siamo tranne eccezioni marginali l’unico Paese in Europa in cui questa materia è parte di un programma di studio non universitario: neppure in Grecia studiano il greco antico alle superiori.

The Minister’s blackface

Behind this outrageous inability to understand why a blackface is a huge no-no, there lies that very same self-deceptive narrative which depicts Italians as brava gente (decent people) and has proven useful in dismissing as hullabaloo the Italian fascist genocide in Ethiopia, exactly as it continues to prove an ace up Italy’s sleeve when international criticism over caporalato (illegal recruitment of migrants bordering on slavery) and systemic racism has to be dodged away.

European daydreaming

Travelling or relocating across our continent is the most brutal way to realise that a united Europe, in the true meaning of the word, does not yet exist.

Scapegoats

The pandemic has unleashed (or should I say rekindled) a massive conflict between generations. On the one hand, the Covid-19 is incomparably more threatening for the elderly, on the other it is the youngest who will pay, far and away, the highest price, due to a public debt looming larger and larger ahead, a plummeting job market and a long-lasting disruption in essential services like basic education. By the way, the latter has been out of order for several months on end in Italy, with no certainty as to its getting back in business.

Il costo sociale della gig economy

Ci abbiamo creduto, ma ora basta. È il momento di lasciarci alle spalle la narrazione, mezza ingenua mezza adulatoria, che vorrebbe le multinazionali del digitale creazioni impeccabili di geni illuminati. Le big tech, in realtà, costruiscono le loro fortune più sull’inadeguatezza delle norme, su regimi fiscali di vantaggio, sulla spregiudicatezza finanziaria e sulla scala globale su cui si muovono (e su cui la politica non riesce a seguirli) che sull’innovazione vera. Non è grazie ai propri (pur brillanti) algoritmi di intelligenza artificiale che Uber e Lyft dominano il mercato, ma perché hanno saputo mettere a frutto le zone grigie nelle legislazioni nazionali e tagliare i costi sulla gestione dei lavoratori, salutati come i nuovi imprenditori di sé stessi ma, di fatto, privi di ogni tutela e succubi dei clienti con le loro review, in una triste parodia dell’American dream.

Eboli e oltre

«Le mamme lotteranno per la libertà dei bambini. No mascherine no vaccini schifosi no distanziamento no microchip no paura!»

Au-delà d'Eboli

«Les mères se battront pour la liberté des enfants. Pas de masques pas de vaccins dégoûtants pas de distanciation pas de micropuce pas de crainte!»

The social cost of the gig economy

It used to be our creed, but now it is over. It is high time for us to ditch the narrative, half naive half downright brown-nosing, whereby the multinationals of the digital revolution are perfect creatures built by enlightened geniuses. Big techs, indeed, almost invariably build their fortunes much more on the inadequacy of regulations, on unfair tax regimes, on financial unscrupulousness and on the global scale on which they operate (and on which politics is unable to be of any efficacy) than on bona fide innovation. It is not for their (albeit brilliant) AI algorithms that Uber and Lyft dominate the market, but because they have been able to exploit the gray areas in national legislation and to cut costs on the management of the working force. Gig operators were hailed as novel entrepreneurs but were, in fact, devoid of any protection and entirely depending on customers’ reviews and petty nuisances: in a word, the very parody of the American dream.

Beyond Eboli

«Mums will fight for the freedom of their children. No masks no disgusting vaccines no distancing no microchip no fear!»

Cosa NON è amministrazione data-driven

Io l’avevo scritto tre giorni fa, lo ribadisce Federico Fubini oggi sul Corriere: peggio dei parlamentari che chiedono il sussidio di emergenza c’è soltanto la direzione antifrode INPS che senza averne alcun mandato è andata a fare le pulci a posizioni eticamente deprecabili quanto si vuole, ma legalmente ineccepibili, peraltro con un tempismo che chiamare sospetto è ancora troppo poco.

Più efficienza, non meno costi

Sul taglio dei parlamentari non mi pronuncerei se non fossi chiamato, da cittadino italiano, a scegliere. La battaglia sui costi della politica non mi ha mai appassionato: preferisco parlare di efficienza della politica, cioè del rapporto tra costi e benefici. Tagliare i costi tanto per punire la casta non è buona amministrazione: è concessione alla visione di brevissimo termine, è populismo.

Bracing for the worst

«June 2021. The world has been in pandemic mode for a year and a half. The virus continues to spread at a slow burn; intermittent lockdowns are the new normal. An approved vaccine offers six months of protection, but international deal-making has slowed its distribution. An estimated 250 million people have been infected worldwide, and 1.75 million are dead.»

The Cult of the Tech Genius

With a tech-corporate culture fraught with Move-Fast-and-Break-Things innuendos, it comes as no surprise that being «imbued with the power and confidence» that you can do no wrong is highly rewarded. And it is a boy’s thing, or at least this is what the NYT believes: «it’s almost always a him», quoth the journalist, who happens to be a she.

In praise of social onlife

As the pandemic rears its ugly head again and again, we might find ourselves forced to stay at home longer than we expected to. Thus, it is key for our mental health to strike a balance between a fully-fledged “social onlife” and our natural tendency towards isolation and self-sufficiency — a behavioural bias that humans have somehow embedded at least as much as they depend on social skills, but which, although healthy if indulged in with awareness, might jeopardise the natural process of growth which happens through constant (not necessarily physical) interaction with others. If listened carelessly, the enchanting song of our inner self is capable of leading us astray.

15-minutes cities

Strolling around in Brussels is a must-do when the sun shines (which should never be taken for granted).

Una vittoria per l'Europa

La vittoria di stamattina è una vittoria dell’idea di Europa, che non è la troika della vulgata sovranista ma un organismo vivo in grado di superare le fisiologiche tensioni tra le sue parti in nome di un interesse comune, che sa che la sopravvivenza dell’insieme è affidata alla sopravvivenza di tutte le sue parti.

I nani e Immuni

Torno sulla vicenda Immuni in questo spensierato pomeriggio domenicale, ormai senza il rischio di attirarmi accuse di partigianeria visto che i riflettori sono ormai altrove. Scopriremo nei prossimi mesi se abbiamo tra le mani uno strumento di qualche utilità oppure ci saremo soltanto esercitati nella dote che noi italiani possediamo in sommo grado, quella della polemica.

Il costo della privacy

La legislazione sulla privacy si avvia a diventare un tema di complessità crescente, con soggetti sovrani in giro per il mondo che varano i loro strumenti normativi. Dopo il GDPR ed il California Consumer Privacy Act (CCPA), è la volta del Brasile con la Lei Geral de Proteção de Dados Pessoais (LGPD) che entrerà in vigore (presumibilmente) il prossimo 16 agosto, mentre è ancora da stabilire la composizione della Autoridade Nacional de Proteção de Dados (ANPD). E altri seguiranno.

A blessing in disguise

Sinceramente non nutrivo false speranze sull’esito del secondo turno delle presidenziali in Polonia. Benché risicata, la vittoria dell’ultra-conservatore Andrzej Duda era prevedibile. Sono troppi i fermenti reazionari che il Paese da anni si porta dentro, senza riuscire ad espellerli ma anzi scoprendosi esso stesso terreno di coltura, soprattutto ad est. Democrazia fortemente a rischio, pressioni del governo sulla magistratura, negazionismo, culto della famiglia e dei ruoli tradizionali, anti-europeismo urlato in tutte le salse: questi i tetri KPI del nuovo mandato presidenziale.

Digitale è politica

Il dibattito su Immuni, al quale da cittadino non ho voluto sottrarmi, mi è sembrato di grande interesse, e vi dico perché: è la prima volta che in Italia ci si accapiglia con tanta virulenza sui destini di una piattaforma digitale. E non vale dire che in realtà Immuni è il pretesto, che si parla di altro, che siamo nel mezzo di una battaglia politica: perché comunque anche questo non era mai successo, che il terreno o il pretesto dello scontro politico fossero il digitale.

"Criptomonete" di Stato: servono davvero?

Quello in figura è il numero di indirizzi Bitcoin attivi a livello mondiale. È chiaro che lo spazio per un mercato di monete digitali esiste. Un mercato in grado magari di superare attraverso prodotti rivolti a segmenti di clientela specifici i limiti di Bitcoin stesso: tracciabilità, rischio elevato connesso alla perdita delle chiavi crittografiche, energivorità, governance.

Amba Aradam

La storia è tale in quanto abbatte le statue e dimostra come i feticci siano appunto feticci, non valori intoccabili. La civiltà vuole sempre una sua pars destruens.

Why an editorial project on innovation and tech is still "blue ocean" in Italy?

Your typical Italian tech webzine is a very traditional product: articles are just text with a few images, with a complete lack of interactivity. No data journalism or coding journalism, no ability for readers to provide additional content or editing, no OSINT, even comments are sometimes not allowed. Let alone more exotic stuff like web 3.0 or augmented reality. Why?

Contact tracing: chi tutela i diritti?

Il fatto paradossale è che quegli Stati che hanno optato per un sistema di tracciamento indipendente dalla soluzione Apple/Google (come il Regno Unito e la Francia) stanno di fatto costruendo piattaforme molto più centralizzate, più fragili, più invasive e più lesive della privacy. Oltre che non interoperabili e quindi inadatte a contrastare una pandemia che non si ferma certo alle frontiere.

Mea culpa

Il piano Colao, con tutti i suoi difetti (tra i quali però non vedo traccia di digital washing, vivaddio), è comunque una miniera d’oro perché delimita il territorio e pone una serie di quesiti non semplicemente tecnici o economici, ma “politici”:

Disinformazione

Gazzettieri che si lamentano di una disinformazione pervasiva che essi per primi contribuiscono a diffondere. Che non hanno capito che NON stanno recensendo una dating app (“a fine giornata zero notifiche, eppure è stato un lunedì ricco di contatti”: ma seriamente?). Che per quanto i social ci abbiano assuefatto a quella micro-scarica di adrenalina che chiamiamo notifica, con l’exposure notification la normalità è l’ASSENZA di notifiche.

Tecnologia, software, coding: tra superficialità e consapevolezza

Man mano che il software si mangia il mondo (l’icastica espressione è di Marc Andreessen), man mano cioè che sono i modelli di business delle piattaforme digitali a decidere cosa si fa nel mondo e come lo si fa, togliendo spazio alla politica e alla società civile attraverso l’implacabilità di un nuovo logos dalla doppia natura finanziaria e tecnologica che nulla ha a che vedere con i meccanismi della delega e della rappresentatività tipica dei corpi intermedi della democrazia benché ne imiti le forme esteriori (ad esempio la self-regulation), diventa sempre più essenziale capire come il software “funzioni”.

Sindaci contro (il 5G)

La via italiana al 5G: da un lato il piano Colao che propone di riportare (in rialzo) ai limiti europei i livelli di emissione consentiti, riducendo quindi il numero di stazioni radio con un impatto positivo su costi, anche a carico dello Stato, e ambiente. Dall’altro l’amara realtà: i sindaci italiani che hanno firmato ordinanze “contro” sono oltre mezzo migliaio.

Immuni: non serve il 60%

CI SIAMO SBAGLIATI: perché l’app Immuni sia efficace non serve che la usi il 60% degli italiani (inclusi bambini e anziani: obiettivo in pratica irraggiungibile), ma anche percentuali di molto inferiori generano un effetto positivo.

CTRL + X

La storia si fa mescolando, contaminando, riscrivendo, distruggendo. Abitiamo uno spazio popolato di segni che rimandano ad altri segni in un gioco di specchi (o in un grafo) vertiginosamente profondo, e manipolare, editare questi segni è il nostro modo di lasciare tracce. Il gesto che oblitera la storia è storia a sua volta: il miliziano che annienta il tempio di Baalshamin a Palmira, il contestatore che insanguina la statua di Colombo (à la Hermann Nitsch), il duce che a Roma smonta e rimonta i fori come un Lego e smonta definitivamente la Spina di Borgo sono tutti da questo punto di vista uguali, tutti agenti ideologicamente motivati che agiscono su segni a loro volta ideologicamente connotati, cioè su simboli. Non parliamo di furia iconoclasta, non parliamo di barbari: parliamo di CTRL + C, CTRL + V, CTRL + X. Poi c’è la musealizzazione, ma quella tenetevela pure. A me i simboli interessano in quanto non “in sola lettura”, non eternamente uguali a sé stessi: guardate che pure Cesare Brandi parla di una ricreazione o riconoscimento, senza il quale l’opera d’arte (lui pensava all’arte, d’accordo: ma vale a prescindere) è opera d’arte solo potenzialmente, cioè “non esiste che in quanto sussiste”.

DESI 2020

Gli indici DESI (Digital Economy and Society Index), quelli che misurano la digitalizzazione degli Stati Membri dell’EU, sono il classico esempio di competizione virtuosa nella quale però l’Italia continua non solo a restare al palo, ma a peggiorare di anno in anno. Abbassando la media EU e a solo tre posizioni dall’ultima, un gradino appena sopra Bulgaria Grecia e Romania. Bene soltanto la strategia 5G, l’offerta di servizi pubblici digitali e qualcosina sugli open data.

Immuni? Timori sulla privacy infondati ma serve un approccio rigoroso alla sicurezza

Ai microfoni di Radio Cusano Campus ho raccontato le mie impressioni su Immuni: app e sistema di backend (quello che colloquia con il Servizio Sanitario Nazionale) sono fatti bene sia in termini di design che di implementazione, e l’attenzione alla privacy e alla sicurezza c’è indubbiamente stata. Dall’estero del resto ci seguono con grande attenzione non solo perché siamo stati quasi i primi in Europa a deployare un servizio completo di exposure notification, nonostante le API BLE di Google e Android su cui Immuni si appoggia fossero state rilasciate solo pochi giorni prima, ma anche perché il risveglio del dibattito pubblico che Immuni ha innescato fa in un certo senso da controcanto alla compressione di diritti che abbiamo subito durante il lockdown.

Sorvegliare e prevenire

Immuni non gira su tutti i dispositivi (per politica commerciale o necessità tecnologica decisa dai soliti Apple e Google), non tutti hanno o sanno usare uno smartphone (curioso accorgersene ora, in un Paese in cui di smartphone ce ne sono quasi 45 milioni e in cui ogni famiglia possiede mediamente 4,6 dispositivi di vario genere), poi c’è l’obsolescenza programmata e c’è il free rider e il complottista che se ne fregano e non installano un bel niente.

Oltre il codice

Una settimana fa Open mi intervistava come presidente di Eutopian per qualche insight sull’architettura di Immuni. Al momento dell’intervista l’app non era ancora disponibile e abbiamo dovuto basarci esclusivamente su quanto era dato prevedere dal codice sorgente e su semplici esercizi di data journalism (una query dig, una ricerca su whois fatti da mobile con Termux, per gli appassionati).

Contact tracing: la “via francese”

Sì, ho installato Immuni. Per dovere di cronaca ho installato anche StopCovid, la sua omologa francese. E sì, le due app possono convivere sullo stesso dispositivo (funzionando correttamente entrambe) perché si basano su due approcci completamente diversi.

Traçage des contacts : protocole maison ou soumission à Google et Apple?

La Belgique opte pour une application traçage des contacts, ou contact tracing (ou encore mieux exposure notification) que sera basée sur une approche décentralisée. Selon L’Écho et De Tijd le coup d’envoi surviendra au cours de l’été — beaucoup plus tard que en Italie ou en France. Le groupe de travail interfédéral entend « reprendre 80 % du travail » de la Suisse et de l’Autriche (et de façon implicite de l’Italie, avec son application Immuni).

Immunizzarsi o indignarsi?

Se proprio vogliamo dar spazio alle impressioni personali, la mia è che l’indignazione de populo (slacktivism si dice ancora?) su Immuni non abbia niente a che vedere né con la preoccupazione sulla privacy né con il digital gap né con la resistenza alla novità e neppure con i vari bizantinismi sulla procedure di appalto o con la governance della sanità pubblica.

No-trax

A leggere le ragioni dei paladini di Immuni e quelle dei detrattori, una cosa salta subito all’occhio: i dibattiti tra vaccinisti e no-vax erano la scuola di Atene, al confronto.

Cinque cose che ancora mancano a Immuni

  1. Accessibilità, linguaggio e grafica meno gender-specific, localizzazione nelle principali lingue parlate dalle minoranze etniche in Italia.
  2. Una responsible disclosure policy, vale a dire un canale sicuro che permetta a chiunque (ad esempio, un ethical hacker) scopra vulnerabilità nell’app o nei servizi di backend di comunicarli ai responsabili dello sviluppo senza che vengano a conoscenza di malintenzionati.
  3. Interoperabilità con gli analoghi servizi almeno across the EU. L’eHealth Network, organismo che riunisce i servizi sanitari degli Stati Membri, aveva già adottato un toolbox il 15 aprile e poi delle linee guida per l’interoperabilità il 13 maggio, ma dovremo attendere verosimilmente metà luglio/agosto per qualche risultato in questo senso.
  4. Integrazione con i servizi sanitari regionali. Questo è chiaramente un tema di governance della sanità pubblica, da cui ovviamente dipende l’efficacia dello strumento. Qui bisogna fare i conti con le complessità inerenti al Titolo V. Azzardo un’ipotesi: se la riforma costituzionale del 2016 fosse passata ci ritroveremmo uno Stato con legislazione esclusiva nel «coordinamento informativo statistico e informatico dei dati, dei processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche dell’amministrazione statale, regionale e locale» (grazie all’emendamento proposto da Quintarelli), dunque più agile nella gestione di una piattaforma digitale che attraversa i confini regionali.
  5. Infine, permettetemi una provocazione, ma fino a un certo punto: l’obbligatorietà.

2 giugno

La mappa del referendum del ’46 ricalca in modo pressoché perfetto la mappa di qualsiasi altra disuguaglianza italiana in questo scorcio di 2020, dalla distribuzione del reddito al coefficiente di Gini all’HDI agli indici DESI regionali a, per dirne un’altra, le donazioni di sangue che rappresentano un ottimo proxy del capitale sociale. E ricordiamoci che, come ha mostrato Michael Marnot, questi indici sono tutti correlati alla sanità pubblica intesa come piattaforma in grado di garantire un certo livello di aspettativa di vita.

Post-post-verità

Altri l’hanno detto meglio, ma lo sto sperimentando anch’io: se c’è una cosa che emerge con violenza in questa post-pandemia è che l’unica risposta di fronte a qualsiasi informazione proveniente dalla rete è la sospensione del giudizio, l’epoché, lo scetticismo. Già l’espressione post-pandemia è di un’ambiguità disarmante. Fabio Chiusi qualche giorno fa ha scritto di non credere più in assolutamente nulla di quanto legge, a prescindere dalla fonte: a me è rimasta la certezza che con l’accelerata nell’onlife, il fast-forward dei processi storici (la citazione è del solito Harari) la post-verità non è più un predicato delle patologie dei processi informativi e comunicativi, ma una caratteristica strutturale del tessuto stesso dell’infosfera. Tanto più quanto più l’informazione e la comunicazione sono suffragate da dati esibiti a piene mani: perché ci sono molti modi per far dire ai dati quello che si vuole. O per trasformarli in strumento di confusione anziché di trasparenza.

Nata sotto maligna stella

Pezzo dopo pezzo il quadro si completa. Tre ore fa il codice sorgente dell’app Immuni pubblicato su GitHub sotto licenza libera si arricchiva del backend. Scritto bene? Scritto male? È in grado di fare quello che ci hanno promesso? Il codice è là, a disposizione di chiunque voglia esaminarlo o, meglio ancora, dare una mano a migliorarlo.

Immuni source code

I strongly share @gvdr’s concerns. The documentation alone, albeit undoubtedly a first step, is not enough any more: not with a release deadline for the executable app so close in time.

Fossili

Sto notando una cosa. Il salto quantico che stiamo vivendo, il fast forward nell’età virtuale che il virus ci sta bene o male costringendo a fare ha scatenato un’imponente reazione immunitaria nell’organismo invecchiato del nostro Paese. Va detto che le giravolte del governo sull’app Immuni e le alzate d’ingegno su braccialetti elettronici (e perché no, chip sotto pelle) per allevare giovani sorvegliati di certo non aiutano.

HTTPS questo sconosciuto

Nel mondo digitalizzato post-pandemia la sicurezza dovrebbe essere la prima preoccupazione di ogni fornitore di servizi. E nel 2020 diamo per scontato che una connessione web sicura sia imprescindibile, e il protocollo HTTPS ubiquo, una commodity come l’accesso stesso a internet. Soprattutto se parliamo di servizi pubblici, magari di portali online di amministrazioni centrali dello Stato che peraltro ricadrebbero anche nel perimetro di sicurezza cibernetica.

La colpa dell’incomprensibilità

Devo dire che lo shitstorm su Silvia Romano non mi sorprende. Ma la colpa io non la darei ai social, rei di aver eretto un palcoscenico ai molti imbecilli che prima dovevano accontentarsi del bar sotto casa (il che non significa che i social non abbiano la loro parte di responsabilità, visto che sull’odio online ci hanno costruito il business). Anche perché quegli stessi social, usati come si deve, mi tengono in contatto quotidiano con le menti più brillanti in circolazione e con fonti di informazioni di prima mano.

Silvia Romano libera

Un Paese che pretende di imporre a una donna come dovrebbe vestirsi e in cosa credere, che ciancia di conversione all’Islam anziché di adesione all’Islam come se un’italiana potesse fare quella scelta soltanto come abiura di una fede naturaliter implicita nell’italianità (quella cattolica, presumo), come se l’Islam in sé fosse qualcosa di talmente alieno da un “noi” che la libera decisione di aderirvi si può concepire soltanto come una specie di sindrome di Stoccolma.

Festeggiare il patriarcato

Ditemi se nel 2020 dobbiamo ancora sdilinquirci a celebrare una ricorrenza che imprigiona le donne in un ruolo istituzionalizzato fuori dal quale (perché questo è il sottinteso) esse sono incompiute o degeneri. In un Paese, per di più, che è tuttora imbevuto di una religiosità secondo la quale la donna avrebbe dignità solo in quanto madre, e che declina la divinità invariabilmente al maschile patriarcale.

Danni collaterali

Questa, trasformata in nuvola di parole, è la lettera che Brian Chesky, CEO di Airbnb, invia ieri ai suoi dipendenti. Di 7500, 1900 verranno mandati a casa. È prevista una buonuscita, naturalmente: 14 settimane di paga base più una settimana per ogni anno di anzianità. E il portatile aziendale da portarsi via.

Che cos’è la tanglegence

Che cos’è la tanglegence? Il concetto è ancora molto recente, benché la parola sia già circolata all’interno di circoli tecnologici italiani e non. Tanglegence (o tanglegenza) è crasi di (en)tangled e convergence: una prima definizione è la convergenza “ingarbugliata” di cloud, mobile, social, big data, IoT, blockchain, e così via, ossia di paradigmi e tecnologie il cui intrecciarsi non è né deterministico né, tanto meno, lineare, e conduce a mini-singolarità con effetti imprevisti. Una complessità, insomma, che può generare valore o caos in funzione della nostra prontezza nel manipolarla, nell’immaginare e nell’implementare una governance adeguata.

Cina verso criptovalute di Stato?

La Cina, dice il Guardian, avrebbe iniziato a sperimentare una valuta elettronica, la e-RMB, in diverse città la cui popolazione messa insieme sfiora quella italiana: Shenzhen, Suzhou, Chengdu, così come la nuova area a sud di Pechino (Xiong’an), e altre aree che ospiteranno alcuni degli eventi per le Olimpiadi invernali del 2022.

Why Tanglegence

The concept is still in its early days, although the word has already circulated within European tech-savvy élites. Tanglegence is a contraction of (en)tangled and convergence: a first definition is the “entangled” convergence of cloud, mobile, social, big data, IoT, blockchain, and so forth, that is, of paradigms and technologies whose intertwining is not deterministic (let alone linear) and leads to mini-singularities with unexpected effects. In short, a complexity with the capability of generating either value or chaos as a function of our readiness to conceive it, to manipulate it, to implement adequate governance.

Quale sicurezza sul lavoro?

L’International Labour Organization celebra oggi la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Una sicurezza che nei prossimi mesi sarà messa a rischio come mai prima. Sia per il rischio oggettivo di contagio, sia per l’enorme fragilità che la COVID-19 ha iniettato nel nostro sistema produttivo.

What is Code Journalism?

Upon a quiet Sunday afternoon, midway into the Italian lockdown, I sat down and knocked out, in hardly more than a couple of hours, a pretty simple Python module to talk to the Application Programming Interface put forth by the Regional government of Umbria in order to publish COVID-19-related data.

Lavoro agile: è stato solo un sogno?

Ho paura che con la fatidica fase 2 riprenderà abbrivio l’invincibile moto retrogrado di certa classe imprenditoriale italiana. Già sento CEO e manager nella mia bolla (o per meglio dire, tra gli italiani della mia bolla) dichiarare sornioni: sì, sarò all’antica ma io i miei collaboratori/dipendenti/consulenti voglio vedermeli attorno. E pazienza se questo significa gravare sul bilancio aziendale per implementare misure di sicurezza ulteriori adeguate a proteggere i lavoratori. Pazienza se questo significa non poterli proteggere adeguatamente, quei lavoratori, che saranno comunque esposti a un rischio di contagio in itinere.

25 aprile

Oggi non è solo il settantacinquesimo anniversario della Liberazione, ma è anche il “meno otto” alla fine del lockdown. Da una parte una piccola liberazione, ma che sentiamo acutamente sulla pelle; dall’altra la solennità del rito più sacro della religione repubblicana.

Earth Day, il giorno dopo

Che io abbia trovato soltanto ora, passata da un pezzo la mezzanotte, il tempo per fermarmi a scrivere due righe sull’Earth Day, è sintomatico. Le giornate, ci avevano promesso, si sarebbero diluite in quest’esilio forzato dal mondo che ci siamo imposti. Avremmo rallentato abbastanza da poter pensare, farci domande, imparare a guardare oltre l’orizzonte quotidiano degli eventi. Questo tempo, innegabilmente tragico, sarebbe stato però anche un approdo, temporaneo ma prezioso.

Science is dead. Long live science.

The incredible amount of fake news and misinformation that has spread through the world, at a much faster pace than the SARS-CoV-2 pandemic, tells us so much about ourselves. Experts have a word for it: infodemic.

I sommersi e i salvati

Da questa crisi mi pare ormai evidente che ne usciranno bene due categorie di soggetti: quelli che disponendo di asset, competenze e network sapranno cogliere le migliori occasioni speculative sui mercati finanziari nei mesi (e negli anni) a venire; e quelli che sapranno reinventare il proprio business rendendolo dapprima COVID-resistant, e poi permanentemente digitale.

La necessità di una data governance

Dati personali e dati aggregati, due categorie molto eterogenee, da ogni punto di vista. Entrambe però sono cruciali nella gestione della crisi, nella programmazione ed implementazione della exit strategy o fase 2 o ripartenza (o comunque si voglia chiamarla). Ed entrambe soffrono di una carenza gigantesca: la governance.

Dammi tre parole

Una preziosa amica, Vera Gheno, stamane su Facebook ci invitava a scrivere i primi tre termini che ci vengono in mente pensando al momento che stiamo vivendo. Così, prima di dire la mia scorro la lista dei commenti e noto che la maggior parte delle parole proposte fanno riferimento a stati d’animo legati alla sfera dell’Io: paura, attesa, sospensione, impotenza, introspezione, distacco, inquietudine.

Dati, non date

Nessuno è così sprovveduto da credere che non ci sia urgenza di progettare fin da subito il dopo, di tracciare già oggi la strada per tornare a una qualche forma di normalità per quando avremo intravisto la luce fuori dal tunnel. Una strada che sarà, ne siamo coscienti tutti, una strada in salita, di quelle dove chi è più debole rischia di non farcela.

Data, not dates

Nobody, I am sure, can be so absent-minded as to believe that there is no urgency to plan the aftermath, to trace the road back to (some form of) business as usual, for when we will be able to get a glimspe of light at the end of the tunnel. A road which will be quite a steep one, and which will put the weakest among us at the risk of not making it.

24 marzo 1944

Il 24 marzo 1944 venivano ammazzati, a Roma presso le Fosse Ardeatine, 335 civili e militari italiani. A sangue freddo, nell’indifferenza di un momento in cui la vita umana valeva meno dell’ordine gridato da assassini in alta uniforme.

Blockchain ed Europa: tre passi avanti

Non è a cuor leggero che scegliamo di continuare a parlare di tecnologia mentre il Paese congela le sue attività produttive e chiede agli italiani di restare in casa per contrastare le dinamiche di contagio da SARS-CoV-2. E di certo a livello internazionale le cose non vanno meglio. Tuttavia, continuare a “sentire il polso” dello sviluppo tecnologico significa guardare al futuro, perché nel momento in cui ci troveremo impegnarci a far ripartire l’economia l’impulso maggiore non potrà che venire da investimenti significativi nell’innovazione.

Covid-19: tra pandemia e stato di diritto

Dati di geolocalizzazione, dati sanitari, modelli di diffusione delle epidemie, database aperti di articoli scientifici. Nel momento eccezionale che stiamo vivendo, ogni mezzo atto a contenere il contagio può apparire non solo desiderabile, ma lecito. E le prerogative e i diritti che “prima” eravamo abituati a considerare limite inviolabile ora sono, nella percezione diffusa, poco più che una zavorra.

DevSecOps: l’approccio agile alla protezione del dominio cibernetico – Parte 3

DevSecOps come paradigma di governance su larga scala. Attenzione alla sicurezza significa trasversalità dei flussi informativi, anche perché nel dominio cibernetico tanto chi attacca quanto chi si difende fa leva su una asimmetria informativa a proprio favore: chi si difende in quanto è in possesso di informazioni riservate sugli asset gestiti, chi attacca in quanto può disporre di informazioni (zero-day, ad esempio) ignote alla controparte. Tutto questo è vero nelle organizzazioni pubbliche e private di qualsiasi dimensione, ma è tanto più vero se allarghiamo il discorso all’ambito nazionale e sovranazionale.

DevSecOps: l’approccio agile alla protezione del dominio cibernetico – Parte 2

Security come codice. Il paradigma tradizionale considera ortogonali software e infrastruttura, intendendo quest’ultima come ambiente di supporto all’esecuzione del software stesso. Tuttavia, la convergenza di diversi processi di evoluzione tecnologica, di metodologica e operativa e di management ha eroso nel corso degli ultimi anni il confine tra i due mondi. Sul piano tecnologico, ad esempio, l’avvento del cloud, di tecniche di virtualizzazione e containerizzazione, di software-defined networking e software-defined storage ha consentito di svincolare le decisioni architetturali dal piano puramente fisico; sul piano delle metodologie, l’Agile nelle sue tante declinazioni e l’evoluzione nella gestione di servizi e operations (si pensi a come è cambiato nel tempo ad esempio il modello ITIL) ha introdotto l’approccio iterativo e il feedback “circolare” tra produzione, implementazione, progettazione. Sul piano del management, l’esigenza di rispondere con efficienza e tempismo alle sollecitazioni esterne ed interne e l’avvento di modelli organizzativi più snelli ha favorito la rottura dei silos tradizionali.

DevSecOps: l’approccio agile alla protezione del dominio cibernetico – Parte 1

Il primo dei quattro fondamentali domini dell’information security è rappresentato dalla governance, vale a dire la creazione, da parte del senior management, di una strategia preordinata alla individuazione di un framework di policy per la protezione del patrimonio informativo aziendale. In tale prospettiva, la governance presuppone un forte commitment del senior management verso il modello di information security strategicamente individuato e, al tempo stesso, l’adozione del modello richiede per la sua efficacia ed efficienza un requisito essenziale, ossia l’allineamento agli obiettivi di business.

Digitalizzare: sì, ma come?

L’art 117 Costituzione recita che «lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: […] r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno». Su questo tenue appiglio s’impernia, spesso attraverso un’interpretazione estensiva, l’intero riparto delle competenze Stato/Regioni sull’agenda digitale. Ma è incredibilmente obsoleto, oltre che inadeguato, descrivere il digitale come un «coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione».

Rileggere "Platform Society"

Il digitale ha davvero trasformato l’azione collettiva in azione connettiva? Le grandi piattaforme globali, abitate non più dalla versione online del nostro io (concetto ormai di altre epoche, come insegna Luciano Floridi) ma dal nostro io in tutta la sua complessità mentre allarga gli interstizi tra digitale e fisico, abilitano davvero un modello nuovo di società?

Cos'è il carbon footprint digitale

Un recente paper su arXiv, ripreso poi dal MIT Technology Review, affronta il tema del carbon footprint digitale, con risultati che mi hanno sorpreso e preoccupato. L’addestramento di un modello di intelligenza artificiale di grandi dimensioni, nello specifico di quelli usati per la comprensione e la produzione del linguaggio umano (NLP), produce tanta anidride carbonica quanto cinque automobili dalla fabbrica allo sfasciacarrozze!

Voto ai sedicenni?

La proposta di Enrico Letta ha incontrato adesioni e dissensi, ma io personalmente non ho dubbi. Per me è sì. (E anzi oserei di più, abbasserei ancora la soglia.)

Corpi connessi

Chi ancora pensa in termini di dispositivi e di persone che li usano non ha capito nulla.

Uomini e macchine

Qualche giorno fa in un dibattito pubblico in cui ho partecipato come relatore qualcuno dal pubblico sosteneva che dobbiamo, tutti noi, apprendere i rudimenti dell’informatica, intesa nella sua accezione più disadorna del saper utilizzare un computer.

Think globally, act locally

La trasformazione digitale si governa partendo dal territorio. Think globally, act locally è un mantra che conserva invariata la sua pregnanza, a fortiori “dal di dentro” del cambiamento profondo che stiamo attraversando.

La politica metta al centro l'innovazione

Che questo governo possa diventare l’incubatore di nuovi soggetti politici in grado di rinnovare la classica alternanza italiana, i segnali ci sono tutti. A sinistra un giano bifronte in cui potrebbe trovare spazio un misto di istanze democratiche e di esperienze antisistema, al centro un partito riformista d’ispirazione socialdemocratica e socialiberalista, a destra una destra populista, sovranista e relativamente ostile all’innovazione, tranne che sotto forma di nuove piattaforme securitarie.

Fare digitale

Fare digitale significa pensare in termini di cooperazione. Di collaborazione. Di sinergie (permettetemi di usare una parola passata di moda).

Cyber: verso una blockchain d'Europa

Mancano appena due mesi all’insediamento della nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen, e già l’Europa si prepara a fare un passo avanti verso la costruzione di un’infrastruttura digitale distribuita, sicura, trasparente e interoperabile accogliendo le priorità indicate dalla Presidente eletta all’indomani della tornata elettorale. La Commissione infatti, attraverso la sua articolazione CEF Digital il cui compito è l’implementazione di strumenti digitali fondazionali a supporto del Mercato Unico, ha annunciato il lancio della European Blockchain Service Infrastructure (EBSI), un’iniziativa congiunta con la European Blockchain Partnership con lo scopo di realizzare servizi pubblici a livello europeo basati sulle tecnologie blockchain.

Politica e tecnocrazia

Caldeggiare un governo di soli tecnici significa certificare il fallimento della politica, ammetterne l’incapacità a gestire la complessità del reale, e nello stesso tempo deresponsabilizzarla.

Cum grano salis

La blockchain è particolarmente interessante come specimen del nostro rapporto malato con la tecnologia: un rapporto che è fatto di pensiero magico, fiducia cieca, adesione acritica, deresponsabilizzazione e improvvidi innamoramenti di apprendisti stregoni.

Coding per tutti: sì, ma quale?

L’introduzione al coding per tutti, nelle scuole o nel lifelong learning, è un’occasione straordinaria per prendere confidenza con i sistemi simbolici e le pratiche che fondano la nostra società dell’informazione. A un livello profondo, il “flirt” dell’homo sapiens con la formalizzazione e l’astrazione del linguaggio e con il pensiero automatico ha radici che si perdono nella notte dei tempi. Da Pāṇini a Chomsky, abbiamo sempre cercato la strada per depurare quella che Lacan chiamava lalangue, la lingua-pensiero originaria, dagli elementi individualistici e inesprimibili.

Prove di democrazia diretta

Non capisco perché la proposta di chiamare gli iscritti ad esprimersi sulla candidatura di Conte susciti cotanto sdegno. Ogni partito disegna e implementa i propri processi decisionali nella maniera che ritiene più opportuna, e nessuna prerogativa del Capo dello Stato è lesa dal momento che i militanti non deciderebbero certo sulla nomina ma soltanto su una proposta.

Rimozione 2.0

Non l’avevo notato prima, ma la funzione Memories di Facebook ci permette di censurare i ricordi che riguardano persone o date non gradite. Una sorta di rimozione 2.0?

Rileggere Ortega y Gasset

Rileggere Ortega y Gasset in tempi di crisi di governo: la revocabilità sistematica della “decisioni irrevocabili”, la deresponsabilizzazione, l’apparato drammatico che dissimula la farsa.

Libra: velleità di una piattaforma integrata

Libra, la valuta digitale basata su blockchain (se la chiamate piattaforma di pagamento non l’avete capita) e sponsorizzata da un consorzio guidato da Mark Zuckerberg, è sotto la lente dell’Antitrust europeo, ci informa Bloomberg. Questa è l’ennesimo segnale che siamo di fronte a un progetto molto ambizioso ma anche ben concreto, su cui giustamente l’EU vuole chiarirsi le idee. Parliamo di integrazione di una valuta digitale, di servizi finanziari, di un ecosistema social con più utenti di quanti siano gli abitanti di Cina e USA messi insieme, di un e-commerce globale, di piattaforme predittive e di altro ancora. Del resto, Mark l’aveva detto chiaramente durante l’ultimo F8, la convention per developer che Facebook organizza ogni anno: lo scopo è tenere per più tempo possibile le persone all’interno delle applicazioni dell’ecosistema di casa Zuckerberg.

Estimità

Che cos’è l’estimità e perché ci riguarda? Ne ho ritrovato una definizione accettabile nel sempre attuale La Repubblica del selfie (Rizzoli, 2015), di Marco Damilano, il quale però dimentica di dirci che il padre della parola (e dell’idea) è Lacan.

The Portrait of a Young Innovator. An interview with Gian Luca Comandini

Gian Luca Comandini, born in 1990, degree in economics, in 2013 was already amongst the first in Italy to invest in two little-explored (at the time) trends: the blockchain and the social media. This made him one of the youngest innovation leaders, allowing him to co-found the trade association Assobit and the consulting and development company Blockchain Core.

Senza filtro

Giuseppe Conte che prende metaforicamente a schiaffi Salvini dalla sua pagina Facebook, perché tanto «anche la corrispondenza d’ufficio tra la Presidenza del Consiglio e il Viminale viene poi riportata sui giornali e allora tanto vale renderla pubblica all’origine, per migliore trasparenza anche nei confronti dei cittadini», e lo accusa di “slabbrature istituzionali” scegliendo però una modalità di comunicazione che non è certo meno irrituale.

Cyber, AI: tra interoperabilità e governance

“Ridotta ai minimi termini, l’AI è semplicemente ottimizzazione di determinate funzioni di un agente automatico. In altre parole, l’AI è legata in modo intrinseco ai processi e all’automazione. E anzi, se vogliamo permetterci un’immagine ardita, costituisce il ponte più naturale tra i due mondi”. Lo spiega Roberto Reale, Membro di AIDR (Associazione Italian Digital Revolution) e dell’Italian Association for Machine Learning, in un’intervista rilasciata a Ofcs.report.

Agendas, Alternatives, and Public Policies

Il libro di John Kingdon, Agendas, Alternatives, and Public Policies, pubblicato nel 1984 (anno fatalmente orwelliano), resta tuttora un testo obbligatorio su due dimensioni fondamentali della politica: la formazione dell’agenda e la genesi dell’azione politica.

Verso la supremazia quantistica

Un recentissimo pezzo su The Guardian prova a dar conto con taglio non specialistico ma comunque con rigore di fondo delle incredibili difficoltà di cui è disseminata la strada verso l’adozione di dispositivi per la computazione quantistica (quantum computer, in breve).

Rerum Cognoscere Causas

RERUM COGNOSCERE CAUSAS, knowing the causes of things, has been the motto of the London School of Economics and Political Science since 1922. Here, following the best tradition of Anglo-Saxon rationalism, great care is taken to distinguish between causal links and mere statistical correlations. In other words, if during summer both the GDP and the energy consumption for cooling happen to increase, we cannot simply conclude that it is air conditioners which boost the economy!

Ancora imparo

ANCORA IMPARO: è incredibile quanti nel mondo anglosassone amino questo motto di cui “Michael Angelo” avrebbe adornato uno dei suoi ultimi disegni, e te lo citino perfino in italiano (probabilmente grazie alla volgarizzazione di Ralph Waldo Emerson).

Deep fake

Questa è una foto di Aldo Moro del ‘95, forse addirittura del ‘98.

Ce lo chiede l'Europa

Che tipo di società vogliamo costruire? Quella della sicurezza a tutti i costi (quindi della sorveglianza) oppure una in cui la privacy abbia ancora valore?

Testifici

Ma davvero ci serve imparare a comprendere l’italiano, se ci basta programmare un’intelligenza artificiale perché lo faccia per noi?

Building a better future. Interview with Emilia Garito

Emilia Garito, a computer scientist and an enterpreneur, is the organizer of the TEDxRoma, the leading TEDx conference in Italy, as well as being one of the top-tier Italian experts in open innovation, artificial intelligence and complex systems modelling.

Sense and Sensibility of the Digital Transformation. Interview with Andrea Lisi

Andrea Lisi is a well-renowned Italian lawyer who specializes in ICT law. In addition to the Lisi Law Firm, he coordinates the Digital & Law Department and D&L NET organizations; on top of this, he is the Secretary-General of ANORC (National Association for Operators and Managers of Digital Preservation, a nonprofit organization founded in 2007) and the President of ANORC Professioni and as well as being the creator of the DIG.Eat, a large convention that is held every year in Italy.

Il Principe digitale

Credevate che parlasse di principati e dei modi per acquistarli «con l’arme proprie e virtuosamente», il buon vecchio Segretario fiorentino?

AH 1437

Ricordo benissimo la fine del Ramadan 2016 (anno 1437 dall’Egira). Ero a Sarajevo, città di frontiera se mai ce n’è stata una, anzi città che ha introiettato la frontiera.

Storytelling a confronto

Sono a Malta per partecipare al Malta AI & Blockchain Summit 2019, mi guardo intorno e mi salta all’occhio il contrasto marcato, anzi la divergenza tra due modi di offrire uno stesso servizio: il trasporto via mare, il ferry-boat.

Emergenze

A Roma l’elemosiniere del papa, il cardinale Konrad Krajewski, che nella nativa Łódź forse faceva l’elettricista, si cala personalmente in un pozzetto, toglie i sigilli al contatore e restituisce acqua calda e luce ai 450 occupanti di uno stabile in via Santa Croce in Gerusalemme.

Censura privata

Facebook chiude 23 pagine capaci di diffondere a oltre 2 milioni di fan «informazioni false e contenuti divisivi contro i migranti, antivaccini e antisemiti, a ridosso delle elezioni europee». Pagine, pare, create e fatte crescere in aperta violazione dei termini d’uso della piattaforma.

On factfulness

Is it possible to be truly unbiased when telling “facts”? Is it possible to communicate without implying at least a hint of a Weltanschauung, of a value system, of a hypothesis? Without some kind, as messy as you want, of a priori? Not even the mathematicians succeed in that, let alone the rest of us. Also the highly-praised American factfulness is but the expression a civic and democratic duty to expose corruption in the best case, otherwise it is downright endorsement of the status quo, that is, hegemonic storytelling. Where is your objectivity now?

Fridays for Future

Ogni voce carismatica è il prodotto di un progetto di comunicazione, più o meno consapevole, più o meno esplicito.

Blockchain e disintermediazione

Dietro l’interesse mainstream per la blockchain credo ci sia, oltre al fascino libertario delle criptovalute, l’allure di un certo modello di società che la blockchain stessa presupporebbe.

Accoglienza

Sull’accoglienza ho già detto come la penso: non sto con chi vuol cingere l’Europa di muri.

Polarizzazione

Non affermo che la parola d’ordine ben riuscita, l’invettiva icastica, la locuzione accattivante manchino di illecebra. Non nego l’efficacia di uno slogan, di solito ben ingegnerizzato per la facile assimilazione dal nostro metabolismo intellettuale.

Memoria

Memoria non è semplicemente ricordo. Memoria è prendere coscienza che l’uomo è fatto in un certo modo, è capace di certe cose.

Hackers

Quando si parla di hacking/hackers qualcuno storce il naso, ché qui da noi della parola si è sedimentato appena il senso più scadente, a indicare chi si infiltra, esibendo un certo grado di perizia tecnica, nei sistemi informatici altrui.

The Game

L’ultimo di Alessandro Baricco, The Game, specie di peana al meraviglioso mondo della rivoluzione digitale vista attraverso la lente della gamification, a voi è piaciuto?

Mi piace...

Mi piace la scrittura dei social, in bilico tra la memoria (perenne) del mezzo digitale e l’attenzione (avara) del malcapitato che legge; parole di continuo sollecitate alla ripetizione, in un gioco di rimandi che non sai mai quale direzione prenderà, tra l’ecolalia e la convergenza interminabile (e ovviamente corale) alla conoscenza.

AI e cittadinanza digitale

La ricerca sull’intelligenza artificiale risponde a un sogno antichissimo dell’uomo, quello di comprendersi nella sua interezza e di “farsi” a propria immagine. Come scrissi in un articolo sul pensiero automatico, c’è un fil rouge che collega il trattato Aṣṭādhyāyī di Pānini, dove è già in nuce la notazione di Backus-Naur, gli artifici mnemonici di Lullo e le macchine calcolatrici di Pascal e Leibniz, il Golem delle leggende boeme e gli algoritmi di deep learning.

Presidi di autorevolezza

La verità sta nella ricerca, nella critica, nell’esercizio del dubbio. Nell’approssimazione interminabile, quella che piaceva a Niccolò da Cusa, e che chiede fatica, mediazione, umiltà.

Cigni neri

L’età digitale vedrà il fiorire di un tipo nuovo di uomo universale.

Keep Calm and Tweet On

L’invettiva di qualche anno fa puntualmente rinnegata dallo slogan di oggi. Vicende non nuove («si vede per esperienzia, ne’ nostri tempi, quelli Principi aver fatto gran cose, che della fede hanno tenuto poco conto»: Machiavelli); ma che l’età digitale complica in un gioco potenzialmente illimitato di rimandi.

Etimologie

Il termine “governance” deriva etimologicamente dal verbo greco κυβερνάω, che indica l’atto di condurre una nave. Il κυβερνήτης è, semplicemente, il timoniere. A sua volta la parola greca affonda probabilmente le sue radici in un substrato anteriore, mediterraneo (secondo Robert Beekes).

Primavera di Praga

Cinquant’anni dal ’68 significa anche cinquant’anni dalla stagione luminosa di Praga, estinta nella notte tra il 20 e il 21 agosto dai tank del patto di Varsavia.

Banausia

La conoscenza del mestiere, la perizia tecnica, il “come si fanno le cose” che non sa però dire il senso e il fine del lavoro sono quel che i greci chiamavano “banausia”: pura meccanica.

Banausia

The tricks of the trade, the technical expertise, the “how things are done”, if unable to convey the meaning and purpose of the job, are what the ancient Greeks used to call “banausia”: dull mechanics.

Umani, algoritmi, decisioni, bias

La tesi dell’articolista della Harvard Business Review è chiara: nel prendere decisioni e fare valutazioni gli algoritmi sarebbero di gran lunga più imparziali, più accurati e più efficienti di noi umani. Quindi, ne è la conseguenza appena suggerita, il loro impiego tenderebbe a lenire le discriminazioni sociali, non ad aggravarle.

Humans, algorithms, decisions, bias

The HRB columnist’s position is clear: “algorithms are less biased and more accurate than the humans they are replacing”. Hence, their use lends itself to alleviating social inequality, rather than to making them worse (this point is hardly touched upon, however).

2 agosto

Ottantacinque: in tanti alla stazione di Bologna il 2 agosto trovano la morte. Di anni ne sono passati trentotto.

Utopia del software libero

Esce per Mimesis Edizioni in traduzione italiana la tesi di dottorato di Sébastien Broca, Utopie du logiciel libre (per chi gli aveva dato un’occhiata nel 2013).

Ritratti: Samuel Eilenberg

La ricerca matematica non è mai avulsa dal contesto culturale in cui essa si svolge, e da cui trae, in modo più o meno evidente, le sue radici. La scuola francese che va sotto il nom de plume collettivo di Nicolas Bourbaki, la prima a tentare un’unificazione universale della matematica contemporanea nei monumentali Éléments de mathématique, si dimostra ad esempio particolarmente sensibile al concetto di struttura e al predominio assoluto del formalismo:

Abrogare la barbarie

Mentre da noi si discute scompostamente di crisi istituzionale, l’Irlanda esprime, attraverso il libero e democratico voto dei cittadini, il ripudio di una legislazione sull’aborto assurdamente punitiva e figlia dell’oscurantismo in cui il Paese si è dibattuto per secoli.

Claiming digital rights — Is Poland ready?

Digital rights is a very broad term that encompasses a wide gamut of areas: from relatively new ones, such as the access to digital media, electronic devices, and communication networks, to the reframing and realization of existing rights (privacy, freedom of expression, citizenship, and so on) in new the setting brought on by the digital revolution.

Aperture

Alla vigilia del Ramadan mi piace ripetere che sulla spartitura tra “noi” e “loro” io non ci sono mai stato, e non ci starò mai. Vivere per anni in uno dei quartieri più multiconfessionali d’Italia (Torpignattara, a Roma) mi ha dimostrato che costruire un dialogo tra istanze e “lògoi” diversi non soltanto è possibile, ma vitale; se non vogliamo un futuro fatto solo di muri, di ghetti, di monadi smarrite nell’incomprensione reciproca.

Nessuno pensa da solo

Pensare è calcolare, e la mente è un computer. È l’assunto del modello tuttora più divulgato nell’ambito delle scienze cognitive, la teoria computazionale della mente: una sintesi di psicologia razionalista (i pensieri hanno forme logiche che ne determinano il ruolo nei processi mentali) e di teoria matematica della computazione, alla Turing (i pensieri hanno una struttura sintattica).

Amache e ragnatele

In una lunga risposta alle critiche suscitate dalla sua Amaca sugli “episodi di intimidazione di alunni contro professori”, Michele Serra parla dei meccanismi di diffusione delle informazioni sui nuovi media e tocca un nervo scoperto.

Contaminarsi

Qualche giorno fa il giovane cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha proposto di vietare ai minori di indossare il velo, con la motivazione che a tutti i ragazzi vanno garantite opportunità uguali. Principio sacrosanto, ma la questione qui è: strappare una giovane donna (o un giovane uomo) alle proprie radici, al tessuto culturale a cui per nascita o per sorte appartiene, siamo sicuri che sia “giusto”?

Masscult e Midcult

Rileggendo (noblesse oblige) il libro di Macdonald, peraltro di recente edito in italiano da Piano B Edizioni, mi chiedo se parlare di divulgazione della cultura non resti a tutt’oggi un ossimoro.

Gillo Dorfles: il giocoliere nel bazar

Dorfles nasce a Trieste, e questo lo rende immediatamente uomo della Mitteleuropa almeno tanto quanto italiano. Si ricordi, del resto, quanto della città giuliana scriveva Guido Piovene in Viaggio in Italia: “per quanto sembri un paradosso, l’italianità di Trieste si difende anche mantenendole il suo carattere di metropoli borghese cosmopolita, per la cultura, il costume e l’economia”. In altri termini, di Trieste tanto più si esalta e si sviluppa il carattere italiano quanto più le si riconosce uno statuto di città speciale, di luogo di frontiera e più ancora di confluenza, di equilibrio lungamente costruito nel corso dei secoli fra tre mondi tanto diversi tra loro: il mediterraneo, il tedesco, lo slavo.

Zygmunt Bauman, Collateral Damage

On February 13, 1991, during the first Gulf War, U.S. planes bombed a shelter in the Amiriyah neighborhood of Baghdad, Iraq, killing 408 civilians. The Pentagon held Saddam Hussein’s regime responsible for “deliberately hosting civilians in military installations to serve as human shields”. In such case, as every time the weapons deployed factor out any conceivable technical error, we have grown accustomed to parley about collateral damage.

Vaccini e democrazia

Si apprende che l’assemblea capitolina, col dichiarato intento di voler “salvaguardare la linearità di percorso di un bisogno educativo”, si fa promotrice di un’azione affinché restino a scuola i bambini regolarmente iscritti all’asilo nido e alla scuola dell’infanzia i cui genitori non avessero ancora assolto l’obbligo di vaccinazione.

Censure-as-a-Service

Alla Manchester Art Gallery spediscono in magazzino Ila e le ninfe, graziosa fantasia preraffaellita di John William Waterhouse, offrendo al pubblico, al posto della nudità tutto sommato anodina delle ragazze, la nudità enigmatica del muro. E invitando poi i visitatori a commentare l’iniziativa per mezzo di post-it appiccicati nello spazio vuoto (anche la nudità del muro conturba, si vede).

Is Community-building the Ultimate Aim of Communication?

Let it not be forgotten that during the Republic Rome was, strictly speaking, two Romes: the Senate and the people. State-unification never got beyond a mere setting up of communication between groups which remained strangers one to the other. Hence it was that the Empire, when threatened, could not count on the patriotism of the others, and had to defend itself exclusively by bureaucratic measures of administration and warfare.

Democrazia

Non c’è dubbio che oggi i sistemi democratici manifestino inequivocabili segni di stanchezza; mentre le lusinghe di altre forme di ordinamento, meno gravate di vincoli, si fanno più insistenti in un mondo che esige contemporaneamente prontezza di riflessi e capacità di visione a lungo termine. E il pericolo, intrinseco nel suffragio universale, che il popolo smarrisca il senso della sua sovranità e la propria coscienza dialettica per farsi sedurre dal demagogo di turno non possiamo certo nascondercelo.

Closing the Gap. Digital divide and digital cultures in Poland: an introduction

In his seminal book Diffusion of Innovations (New York: Free Press, 2003), first published in 1962, Everett Rogers admits that “the structure of a social system can facilitate or impede the diffusion of innovations in the system”. This is especially true today, as new technologies, new thought paradigms and new models of communication are continuously disrupting and recasting our lives, whilst putting huge pressure on the underlying social structures. The penetration speed of innovation is thus a function of the amount of inertia such structures are inherently endowed with, even though it was the collapse of solid societies, as Bauman would call them, that first demanded for a global re-editing of traditional models.

Vaccini e antipolitica

Tra le proposte fiorite in questo inizio campagna elettorale qualcuno ha suggerito di eliminare la vaccinazione obbligatoria. L’episodio, che mi auguro resti un hapax sciagurato, deve però indurci riflettere su quanto stia crescendo il rischio derivante dall’aprire al dibattito politico certe materie e certi valori (salute ed ambiente, ad esempio) che non sembrerebbero passibili di trattative; specie in un clima di sfiducia, generalizzata e populisticamente agita, nei confronti del sapere scientifico e dei suoi campioni.

Zygmunt Bauman, Danni collaterali

Il 13 febbraio 1991, durante la prima guerra del Golfo, uno strike statunitense prende di mira un rifugio nel quartiere Amiriya di Baghdad, uccidendo 408 civili. Il Pentagono accusa il regime di Saddam Hussein di ospitare deliberatamente civili in installazioni militari perché facciano da scudi umani; dato però che il tipo di armi impiegate esclude l’errore tecnico, si parla di danni collaterali (James Griffiths, Collateral damage: A brief history of U.S. mistakes at war).

S. Banach – se da Cracovia si rifonda la matematica

È sera, e stiamo passeggiando lungo gli splendidi viali dei Planty, l’anello verde che circonda la vecchia Cracovia ricalcando il percorso delle mura medievali. A un tratto, ci imbattiamo in una piccola brigata di giovani baccellieri e cogliamo al volo brandelli di un discorso, voci tese ed eccitate. Aguzziamo l’orecchio, ché ci pare di udire l’espressione całka Lebesgue’a.

Kazimierz Kuratowski, la fondazione dell'infinito

Nel periodo tra le due guerre la Polonia conosce una fioritura senza precedenti nella ricerca matematica. Uomini come Stefan Banach, Kazimierz Kuratowski, Stanisław Ulam, Wacław Sierpiński, per citare solo alcuni nomi, contribuiscono a riedificare su basi più solide “pezzi” cruciali della matematica contemporanea, non soltanto permettendo il superamento di quella crisi dei fondamenti conseguente al naufragio del programma di Hilbert, ma anticipando l’immenso impulso espansivo che discipline quali la teoria degli insiemi, la topologia generale, l’analisi funzionale, ed altre ancora, conosceranno nel secondo dopoguerra.

Václav Havel, Anticodici

Opera “oscura” di Václav Havel, gli Anticodici sono un  tassello ostico ma affascinante della grande tradizione europea della ricombinazione linguistica.

Dissòi lógoi

La diversità culturale genera sempre sviluppo, purché non si voglia cercare ad ogni costo una riduzione a fattor comune: infatti neppure la contrapposizione di discorsi l’uno all’altro irriducibili, di “dissòi lógoi”, può conferire ad alcuna delle parti il diritto di forzare l’altrui omologazione al proprio sistema di cultura.

How to Grow our Professional Network in Four Tips

It goes without saying that a professional network is a vital component to a successful career. At its fullest, a well-bred network can lead us to a better and more satisfying life. Hence, it is crucial that we know how to grow and how to mantain our network.

Sul valore educativo delle leggi

A dare fondazione e senso alla nostra vita di cittadino può essere ancor oggi, più che l’appartenenza ad una comunità, la legge che questa esprime? Oppure essa conserva, per noi figli non più della polis greca ma di uno Stato plasmato da una storia non lineare, un valore puramente formale, ritrovandosi poi incapace di esprimere un momento fondante?