Il futuro è ri-generante

To be successful you have to put yourself in situations and places you have no right being in, scrive Stephen A. Schwarzman, mitico fondatore di Blackstone, nella sua autobiografia What It Takes.

È quello che ho pensato mentre avevo l’onore di aprire per Eutopian, insieme alle amiche Rosanna Brambilla, giornalista, architetta, già direttrice di periodici nazionali di architettura e design, e Roberta Centonze, agronoma, economista ed esperta internazionale in europrogettazione, l’ottava edizione di IED Square allo IED - Istituto Europeo di Design.

Nel mio talk ho provato a raccontare perché dobbiamo abbandonare la prospettiva antropocentrica e ragionare sempre più radicalmente in termini ecosistemici. La post-pandemia, infatti, vedrà l’emergere di ecosistemi costruiti su una relazione sempre meno gerarchizzata tra umano e non umano (macchine, algoritmi, ibridazioni, forme organizzative complesse), come Bruno Latour aveva già intuito nella seconda metà dello scorso secolo e come culture millenarie (quella tupi ad esempio) già “sapevano”.

La forma urbis, la semantica dell’abitare e del muoversi nello spazio urbano non possono non mutare profondamente. La città è davvero morta, come vuole la narrazione del ritorno ai borghi? O invece prova a costruire un rapporto nuovo con il territorio, tracima nell’infosfera e si riorganizza su un nuovo modulo (la ville du quart d’heure teorizzata da Carlos Moreno alla Sorbonne, tanto per dirne una)?

Tutto questo mentre, guardando su una piattaforma globale come Netflix una serie consigliata da algoritmi avanzati di profilazione, The Social Dilemma, tutti noi scopriamo che esistono piattaforme globali, strumenti di sorveglianza e di tracciamento, o, sull’altra faccia della luna, dati aperti e modelli di governance partecipativa che plasmano lo spazio dei diritti e del dibattito democratico.

Conference IED Square 2020
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