DESI 2020

Gli indici DESI (Digital Economy and Society Index), quelli che misurano la digitalizzazione degli Stati Membri dell’EU, sono il classico esempio di competizione virtuosa nella quale però l’Italia continua non solo a restare al palo, ma a peggiorare di anno in anno. Abbassando la media EU e a solo tre posizioni dall’ultima, un gradino appena sopra Bulgaria Grecia e Romania. Bene soltanto la strategia 5G, l’offerta di servizi pubblici digitali e qualcosina sugli open data.

La dimensione su cui andiamo talmente male da essere quasi un outlier e ci meriteremmo che ci cacciassero a calci fuori dall’Unione è la più difficile da misurare, la più elusiva ma anche la più importante, perché la fibra la si stende e le app si sviluppano, ma come si combatte un analfabetismo digitale pervasivo che investe qualsiasi competenza vada oltre l’uso bovino dei social? Un analfabetismo peraltro alimentato da messaggi ambigui e interessati da parte di una nomenklatura che ti attacca l’app per colpire il politico ma non si rende conto che in questo modo disorienta e soffia sul fuoco dell’italica ignoranza.

Facciamo attenzione, ma seriamente, perché i DESI sono anche un ottimo modo per prevedere quante posizioni l’Italia è destinata a perdere nei prossimi anni sui fondamentali macroeconomici.

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