Immuni: nessun obbligo per chi riceve notifica

Risposta ufficiale dal Ministero della salute: nessun obbligo per chi riceva notifica su Immuni di comunicarlo all’autorità sanitaria.

Immuni quindi tutela effettivamente non solo la privacy come promesso, ma anche il diritto alla protezione della vita privata così come sancito dall’art. 7 della Carta europea dei diritti fondamentali.

On the other hand, però, questo implica che l’onere di non trasformare Immuni in un giocattolo inutile riposa interamente sul cittadino, sul senso civico e sulla responsabilità individuale di ciascuno, senza che lo Stato stia lì a rincorrerci con droni e questurini e a sanzionarci con motivazioni spesso grottesche.

Insomma, come scrivevo qualche giorno fa, Immuni è un esercizio da Stato liberale, è il controcanto rispetto alla compressione dei diritti che ha caratterizzato il nostro lockdown. Però comprendo benissimo lo scetticismo di chi ritenga che l’Italia non sia una democrazia sufficientemente matura per un approccio di questo genere: lo comprendo perché, in fondo, lo condivido.

E c’è un tema ancora più largo e che percorre come un basso continuo tutti i nostri sforzi per digitalizzarci: la digital literacy degli italiani continua a restare incredibilmente bassa, pur essendoci in Italia più numeri mobile che persone. Senza alfabetizzazione digitale, che significa soprattutto consapevolezza di come diritti e doveri si declinano nell’onlife (quindi cittadinanza digitale) non si va da nessuna parte.

L’infodemia che ha caratterizzato Immuni e che paradossalmente ha travolto molti di coloro da cui ci si sarebbe aspettati un approccio più informato segna, secondo me, la débâcle di una cultura italiana che continua a impegnare tutte le sue forze nell’arroccamento a oltranza contro la tecnica e la scienza.

Pubblicato su Coerenza eventuale