Sorvegliare e prevenire

Immuni non gira su tutti i dispositivi (per politica commerciale o necessità tecnologica decisa dai soliti Apple e Google), non tutti hanno o sanno usare uno smartphone (curioso accorgersene ora, in un Paese in cui di smartphone ce ne sono quasi 45 milioni e in cui ogni famiglia possiede mediamente 4,6 dispositivi di vario genere), poi c’è l’obsolescenza programmata e c’è il free rider e il complottista che se ne fregano e non installano un bel niente.

Singapore manderà un wearable, un braccialetto bluetooth indossabile per il contact tracing, a ciascuno dei suoi 5,7 milioni di residenti. A noi quanto costerebbe fare lo stesso con i nostri 60,4 milioni? Più o meno della mirabolante “storia italiana”, 125 pagine in quadricromia, o del convertitore lira-euro che il Cavaliere fece recapitare nelle cassette postali di tutti gli italiani?

Già odo gli alti lai degli apocalittici. E Harari che parla di under-the-skin surveillance, e Shoshana Zuboff e Byung-Chul Han che dicono che quella sorveglianza cresce proporzionalmente alla capacità tecnologica di sorvegliare, e Foucault che ammonisce sulla capillarità di penetrazione di cui il potere con i suoi risvolti polizieschi e penali si nutre, e Bentham che col suo panottico aveva già capito tutto nel diciottesimo secolo. Che il diritto alla disconnessione è inalienabile.

Forse la bottom line (ma lo scrivo a mo’ di conclusione provvisoria) è che va ripensato il rapporto tra il dato personale e l’individuo. Il dato personale afferisce indubbiamente alla sfera individuale, concorre a definire la nostra identità, ma nello stesso tempo deborda e abbraccia uno spazio più largo. Il mio codice genetico è in parte anche dei miei consanguinei e in parte (più piccola) del gruppo etnico a cui appartengo, il mio essere positivo al tampone ha un impatto anche su chi mi sta vicino. Insomma, la privacy resta sicuramente un diritto fondamentale e un caposaldo dello Stato liberale, ma le esternalità positive o negative che il dato personale genera nell’onlife possiamo ancora permetterci di ignorarle?

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