Quale sicurezza sul lavoro?

L’International Labour Organization celebra oggi la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Una sicurezza che nei prossimi mesi sarà messa a rischio come mai prima. Sia per il rischio oggettivo di contagio, sia per l’enorme fragilità che la COVID-19 ha iniettato nel nostro sistema produttivo.

Sicurezza sul lavoro è innanzitutto guerra al nero, perché la prima cosa che viene negoziata in quel caso è la rinuncia alla tutela, trattata da impaccio o messa sul piatto di una convenienza di cui fanno le spese Siamo un Paese in cui lo Stato è strutturalmente incapace di sottrarre spazio al sommerso, quando non addirittura silenziosamente connivente con una pratica che, nel retropensiero italiano, diventa un ammortizzatore sociale.

Sicurezza è poi protezione dei lavoratori le cui mansioni non possono prescindere dalla presenza fisica. Qui il rigore delle tutele deve essere assoluto, perché oltre a essere in prima linea quei lavoratori molto probabilmente sono i più esposti al rischio di ritrovarsi un mestiere trasformato in commodity: indispensabile per il funzionamento della società digitale (il magazziniere di Amazon o Alibaba, il rider), ma il lavoratore diventa, come dicono gli economisti, fungibile.

Sicurezza è organizzazione aziendale sul principio che il lavoro agile, quando è praticabile, deve diventare strutturale e non un flirt primaverile, adeguatamente supportato da misure di welfare. È anche questione di sostenibilità, di interiorizzazione della progettualità, di work-life balance: è un modo intelligente per trasformare la rivoluzione digitale in un’opportunità anziché in una minaccia per l’occupazione.

Sicurezza, infine, è ripresa del dialogo tra le parti sociali, sindacati inclusi, non certo per cadere nella ripetizione di sterili giochi della parti, ma per garantire che la ripresa non si faccia sulla pelle dei soggetti più fragili. E tra le parti sociali, ovviamente, c’è anche un Parlamento che l’esecutivo ha ampiamente esautorato del suo ruolo ma che esiste, è luogo di esercizio della sovranità del popolo e deve, DEVE far sentire la sua voce.

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