Blockchain ed Europa: tre passi avanti

Non è a cuor leggero che scegliamo di continuare a parlare di tecnologia mentre il Paese congela le sue attività produttive e chiede agli italiani di restare in casa per contrastare le dinamiche di contagio da SARS-CoV-2. E di certo a livello internazionale le cose non vanno meglio. Tuttavia, continuare a “sentire il polso” dello sviluppo tecnologico significa guardare al futuro, perché nel momento in cui ci troveremo impegnarci a far ripartire l’economia l’impulso maggiore non potrà che venire da investimenti significativi nell’innovazione.

In tema blockchain, tre sono le novità di rilievo a livello europeo da tenere d’occhio: la pubblicazione di un importante report dell’Office des Publications EU, il bando di finanziamento per l’iniziativa Connecting Europe Facility legato allo sviluppo della European Blockchain Services Infrastructure (EBSI), la consultazione di mercato propedeutica a un appalto pre-commerciale europeo in tema blockchain.

Il report Study on Blockchains - Legal, governance and interoperability aspects (SMART 2018/0038) è scaricabile dal 28 febbraio scorso dal sito dell’OP. Si noti che nel titolo compare in modo esplicito il plurale: non più la blockchain, bensì le blockchain. L’obiettivo generale dello studio è fornire evidenze a supporto di un approccio in termini di policy e di azioni concrete, coordinate a livello comunitario, contribuendo alla definizione di una strategia dell’UE alla luce degli sviluppi della blockchain. Lo studio analizza quindi e valuta il quadro giuridico dell’EU per quanto riguarda le tecnologie blockchain; esso, inoltre, valuta quali potrebbero essere gli impatti delle blockchain e delle policy proposte sul mercato comune e in generale sul tessuto economico sociale dell’Unione.

UE-wide

Passando dalla ricerca ad iniziative più concrete, entra finalmente in una fase più matura la European Blockchain Services Infrastructure, progetto nato dalla sforzo congiunto della Commissione e dell’European Blockchain Partnership (EBP) e volto alla realizzazione di servizi “EU-wide”, transfrontalieri e pienamente interoperabili, basati su blockchain. Al fine di distribuire al più presto servizi blockchain transfrontalieri in Europa, il lavoro EBSI in corso svolto si sta concentrando principalmente sullo sviluppo di casi d’uso che possono essere implementati in modo relativamente semplice utilizzando la tecnologia blockchain esistente.

Nodi nazionali

Nella roadmap è prevista la realizzazione di “nodi nazionali” e attraverso uno specifico bando di finanziamento che rientra nell’iniziativa Connecting Europe Facility. È importante notare che il bando, aperto a consorzi di soggetti pubblici e privati, ha un focus esplicito sulle blockchain permissioned (par 2.2 della call for proposals): scelta perfettamente comprensibile a parer nostro, benché capace di far storcere il naso a sedicenti “puristi”, nella misura in cui è vero che le blockchain si avviano a diventare, in modo sempre più marcato, commodity: oggetti “trustware”, che si innestano tra hardware e servizi e che hanno come obiettivo la gestione di transazioni fiduciarie sulla base di modelli il cui grado di decentralizzazione è funzione dei requisiti funzionali e di business.

Consultazione di mercato

Il terzo elemento, ma non ultimo per importanza, è la consultazione di mercato lanciata dalla Commissione per acquisire pareri relativi al prossimo appalto pre-commerciale volto alla ricerca di soluzioni infrastrutturali di rilevanza europea. “La consultazione”, si legge sul comunicato stampa della EC, “offre un’opportunità unica per fornire un feedback sulla portata del futuro PCP (pre-commercial procurement), per essere coinvolti e creare insieme il futuro sviluppo di soluzioni blockchain a livello EU”.

PCP Blockchain

Il PCP blockchain si concentra quindi sullo sviluppo e sulla sperimentazione di soluzioni DLT/blockchain ovviamente compliant con quadro giuridico comunitario, in particolare con il regolamento GDPR, il regolamento eIDAS e la direttiva NIS. Tale infrastruttura pubblica dovrebbe soddisfare i requisiti fondamentali di scalabilità e produttività, interoperabilità con altri sistemi, sicurezza, robustezza, alta sostenibilità / riduzione dell’impronta ambientale, efficienza energetica e continuità del servizio. L’obiettivo del PCP è di andare significativamente oltre ciò che viene offerto dalle soluzioni esistenti.

In conclusione, tre chiarissime manifestazioni di interesse che indicano non soltanto la volontà di coordinare gli sforzi di regolamentazione e di implementazione a livello europeo, ma anche la precisa intenzione di costruire un ecosistema blockchain interamente “made in Europe”, con importanti ricadute sul piano dell’indipendenza tecnologica e delle prospettive geopolitiche. In che misura una “galassia” di blockchain europee si sposi bene con la natura profonda di una tecnologia che è intrinsecamente borderless, dunque globale, resta forse il punto di domanda più rilevante.

Pubblicato su CryptoRivista
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