DevSecOps: l’approccio agile alla protezione del dominio cibernetico – Parte 2

Security come codice. Il paradigma tradizionale considera ortogonali software e infrastruttura, intendendo quest’ultima come ambiente di supporto all’esecuzione del software stesso. Tuttavia, la convergenza di diversi processi di evoluzione tecnologica, di metodologica e operativa e di management ha eroso nel corso degli ultimi anni il confine tra i due mondi. Sul piano tecnologico, ad esempio, l’avvento del cloud, di tecniche di virtualizzazione e containerizzazione, di software-defined networking e software-defined storage ha consentito di svincolare le decisioni architetturali dal piano puramente fisico; sul piano delle metodologie, l’Agile nelle sue tante declinazioni e l’evoluzione nella gestione di servizi e operations (si pensi a come è cambiato nel tempo ad esempio il modello ITIL) ha introdotto l’approccio iterativo e il feedback “circolare” tra produzione, implementazione, progettazione. Sul piano del management, l’esigenza di rispondere con efficienza e tempismo alle sollecitazioni esterne ed interne e l’avvento di modelli organizzativi più snelli ha favorito la rottura dei silos tradizionali.

Il tema di fondo del nuovo paradigma è la circolazione più ampia e più diffusa delle informazioni tra chi progetta un asset digitale, chi ne cura la continuità operativa e chi lo inserisce all’interno di un modello di business: in tal modo, viene innestato nel ciclo di vita di un asset un flusso continuo di evoluzione, integrazione e validazione che è a sua volta iterativo, replicabile, automatizzabile e verificabile.

In questo quadro, il “layer” cybersecurity si inserisce in modo naturale.

Nel 2012, Gartner introduce il paradigma DevSecOps (in origine “DevOpsSec”) nel report DevOpsSec: Creating the Agile Triangle, ravvisando la necessità per i professionisti di information security di essere attivamente coinvolti nelle iniziative DevOps e di rimanere fedeli allo spirito di DevOps, facendone propri la filosofia e gli strumenti, e nello stesso stesso tempo per la comunità DevOps di introdurre nei propri flussi informativi e organizzativi la preoccupazione per la sicurezza.

DevSecOps non è altro che un modo per incorporare fin dal principio, nella progettazione, implementazione ed operazione degli asset digitali, tre idee di fondo:

  • iteratività
  • responsabilità condivisa
  • integrazione e trasversalità dei processi.

Un successivo rapporto Gartner del 2016 raccomandava tra le altre cose agli architetti dell’information security di:

  • abbracciare un modello di sicurezza incentrato sulle persone, consentendo agli sviluppatori di assumere una responsabilità personale (circolarità delle informazioni)
  • richiedere alle piattaforme di information security di esporre tutte le funzionalità tramite API in vista di un’opportuna automatizzazione
  • utilizzare pratiche e strumenti comprovati per il controllo delle versioni per tutto il software applicativo e, altrettanto importante, per tutti gli script, i modelli e i progetti utilizzati negli ambienti DevOps
  • adottare un modello a “infrastruttura immutabile” in cui i sistemi di produzione sono bloccati e modificati esclusivamente tramite lo sviluppo.

È essenziale da questo punto di vista osservare che la cybersecurity non va intesa come un insieme di pratiche di basso livello, ma, come scrive Rebecca Cutrona in un articolo apparso in Informazioni Difesa, come un insieme di teoria e prassi la cui “chiave principale è quella di una ricerca continua sui nuovi pericoli e sui diversi livelli di attori coinvolti in sinergia con una serie di investimenti orientati non solo verso tecnologie cost-effective, ma anche sicure”.

Pubblicato su OFCS.Report
Coautori D. Maniscalco
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