Più efficienza, non meno costi

Sul taglio dei parlamentari non mi pronuncerei se non fossi chiamato, da cittadino italiano, a scegliere. La battaglia sui costi della politica non mi ha mai appassionato: preferisco parlare di efficienza della politica, cioè del rapporto tra costi e benefici. Tagliare i costi tanto per punire la casta non è buona amministrazione: è concessione alla visione di brevissimo termine, è populismo.

Ma qui parliamo dello zero virgola zero zero: a fronte di un rischio di perdita di rappresentatività di territori che in un Paese dalle diseguaglianze nettissime come l’Italia è tutt’altro che trascurabile.

E nel frattempo, il dibattito sull’evoluzione del bicameralismo perfetto è completamente arenato. Continuo ad avere del Parlamento un concetto altissimo, come del luogo in cui avviene l’esercizio concreto della sovranità, e vorrei che la maturazione politica italiana passasse per una nuova riflessione sul suo assetto piuttosto che sulla numerosità dei suoi membri.

Una parola sui 5 parlamentari che hanno richiesto e ottenuto il bonus riservato alle partite iva: non c’è dubbio che debbano rassegnare le dimissioni da una carica che hanno disonorato. Ma che l’INPS dal canto suo si premuri di allestire gogne pubbliche, peraltro con una tempestività pelosa e con simpatie politiche che sarebbe ingenuo negare, lo trovo non meno aberrante.

Pubblicato su Eventual Consistency