I nani e Immuni

Torno sulla vicenda Immuni in questo spensierato pomeriggio domenicale, ormai senza il rischio di attirarmi accuse di partigianeria visto che i riflettori sono ormai altrove. Scopriremo nei prossimi mesi se abbiamo tra le mani uno strumento di qualche utilità oppure ci saremo soltanto esercitati nella dote che noi italiani possediamo in sommo grado, quella della polemica.

Ma, comunque vada, a uscire con le ossa rotte sarà stata la credibilità, già vacillante, di certi cosiddetti esperti italiani di digitale. Di certi rappresentanti di quella nomenklatura di second’ordine che negli anni ha costantemente avversato qualunque cambiamento, lamentandone l’inefficacia ma in realtà gongolanti se soltanto gli riusciva di mantenere il più possibile lo status quo: perché in un Paese realmente in movimento costoro non saprebbero vivere.

Sedicenti araldi di un’innovazione sempre ultronea, sedicenti pasdaran dei diritti, costoro sfogano come possono la frustrazione di esser stati incollati in panchina nei due o tre decenni in cui il nostro Paese a digitalizzarsi ci ha comunque provato (che l’abbia fatto male spesso e volentieri è un’altra questione). Come i virologi e gli epidemiologi che hanno fatto della pandemia l’occasione di una vita per accedere alle luci della ribalta, salvo poi contraddirsi di continuo e consumare la fiducia degli italiani verso la scienza (e poi ti spieghi perché il 41% del belpaese non si vaccinerebbe), così questi dulcamara autoelettisi voci contro, campioni del dissenso, ma di fatto comodamente seduti sui loro privilegi da cinquantenni maschi (l’identikit è inevitabilmente quello del boomer) godono soltanto nel diffondere il classico clima da fear, uncertainty, and doubt che fa sempre gioco (hai visto mai che ti chiamano nella prossima task force).

Su Immuni, lo dico con amarezza, avremmo avuto bisogno di un dibattito serio e nel merito, facendo leva sulla natura aperta della piattaforma digitale per allargare la partecipazione agli aspetti di governance, individuando cosa è mancato (e continua a mancare) a Immuni non soltanto sotto il profilo tecnico, sul ruolo e lo spazio della politica in un mondo in cui sono ormai le big tech a dettare le regole e la condizione di essere cliente di Google od Apple è già, per alcuni, preferibile a quella di cittadino.

A tutto questo si è preferito il fango dell’insinuazione, il travisamento sistematico in punto di diritto e l’aneddoto alla Luca Goldoni.

Pubblicato su Eventual Consistency