A blessing in disguise

Sinceramente non nutrivo false speranze sull’esito del secondo turno delle presidenziali in Polonia. Benché risicata, la vittoria dell’ultra-conservatore Andrzej Duda era prevedibile. Sono troppi i fermenti reazionari che il Paese da anni si porta dentro, senza riuscire ad espellerli ma anzi scoprendosi esso stesso terreno di coltura, soprattutto ad est. Democrazia fortemente a rischio, pressioni del governo sulla magistratura, negazionismo, culto della famiglia e dei ruoli tradizionali, anti-europeismo urlato in tutte le salse: questi i tetri KPI del nuovo mandato presidenziale.

Paradossalmente, però, la vittoria di Duda è comunque una vittoria per l’Europa. Ogni chiusura, ogni flirt autoritario, ogni passo indietro degli Stati dimostrano in modo sempre più netto che il livello nazionale è ormai insufficiente a gestire la complessità, specie in tempi di crisi e incertezza, con il timore di una seconda ondata pandemica che ci si è appiccicato dietro come l’ombra di Banquo. La governance europea è il porto sicuro e il “gravitational pull” con cui le istituzioni comunitarie tirano a sé le sovranità nazionali è destinato a innescare crisi di rigetto in sistemi che sanno di essere ormai sulla via del tramonto.

Senza l’Europa, Duda neppure esisterebbe, così come (permettetemi la semplificazione) non esisterebbero no-vax senza i vaccini.

Pubblicato su Eventual Consistency