Digitale è politica

Il dibattito su Immuni, al quale da cittadino non ho voluto sottrarmi, mi è sembrato di grande interesse, e vi dico perché: è la prima volta che in Italia ci si accapiglia con tanta virulenza sui destini di una piattaforma digitale. E non vale dire che in realtà Immuni è il pretesto, che si parla di altro, che siamo nel mezzo di una battaglia politica: perché comunque anche questo non era mai successo, che il terreno o il pretesto dello scontro politico fossero il digitale.

Un complesso di ragioni, in cui forse vedremo chiaro soltanto a distanza di tempo, hanno agito da detonatore: la vicinanza del lockdown, l’approccio volontaristico da Stato liberale, la complessità di governare un oggetto così complesso che, ce ne stiamo accorgendo, innerva tutto. E a proposito di governance, l’equivoco in cui sono caduti tutti quanti, detrattori e paladini, è che il nodo da sciogliere, l’anello debole fosse là, mentre invece del codice sorgente, inopinatamente assurto agli onori della cronaca, o in generale degli aspetti tecnologici nulla quaestio.

Non è così. Il digitale non si governa, è lui a governare. Il digitale, quando “avviene”, quando acquista (scusate ma non trovo una parola migliore) quella che Hegel chiama Wirklichkeit, la governance o quanto meno la sua ragione ce l’ha già in sé.

E infatti i vari equivoci nati a proposito della “frontiera” (boundary) tra digitale e sistema sanitario, o tra digitale e normativa (peraltro quella secondaria, quella ripescata da oscuri giuristi negli anfratti dei loro armadi polverosi, perché lato GDPR non hanno trovato appigli), sono tutti conseguenza della decisione non del governo italiano ma di Apple e Google di adottare un certo modello di exposure notification, ottima scelta dal punto di vista della corporate social responsibility, un po’ meno quando devi calarla in un Paese che non sa star dietro ai due colossi. E chi potrebbe, del resto?

Lex digitalis. E così, le big tech ci lasciano abitare il migliore dei mondi possibili, todo modo per compiacerci, ma poi fare il lavoro sporco tocca allo Stato, con risorse e spazi di manovra sempre più stretti.

E si grida sempre di più perché si sa di essere ascoltati sempre di meno.

Pubblicato su Eventual Consistency