Amba Aradam

La storia è tale in quanto abbatte le statue e dimostra come i feticci siano appunto feticci, non valori intoccabili. La civiltà vuole sempre una sua pars destruens.

A Roma c’è una strada (e presto una stazione della linea C della metro) dedicata alla battaglia dell’Amba Aradam: come se in Germania ne avessero una intitolata a Sant’Anna di Stazzema.

È ora che l’Italia faccia i conti con il suo passato coloniale, che non fu affatto “dal volto umano”, e che impari ad accogliere lo sguardo altrui. Via dell’Amba Aradam deve cambiare nome, così come deve cambiare nome piazza dei Cinquecento, intitolata ai caduti di Dogali. Così come devono cambiare nome i tanti luoghi della Capitale che ancora oggi rendono omaggio a un passato che nulla ha di glorioso, come raccontano Igiaba Scego e Rino Bianchi nel bel Roma negata. Percorsi postcoloniali nella città.

E poi inserirei il libro di Edward Said nei programmi di scuola. Almeno.

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