Tornare "a lavorare"?

Non facciamo gli ingenui. Sala non crede veramente che lo smart working sia un dolce far niente 4.0.

Sala sa perfettamente che smart working significa quasi sempre lavorare di più, più multitasking, più progetti, più rapporti di lavoro, magari senza orari perché il tuo team o i tuoi clienti sono su 20 fusi orari e con settimane lavorative diverse da quella occidentale. Dovendo nel frattempo gestire figli o genitori e magari una rimodulazione non facile degli spazi domestici.

Ma Sala ha davanti a sé una città svuotata e bar, ristoranti, stazioni, negozi che chiudono. Gli interessa ovviamente la sopravvivenza della Milano “non smartabile”, come direbbe la Dadone.

Però, la strada non è “tornare a lavorare” in ufficio. Lo smart working, se reso strutturale, è un’occasione FORMIDABILE per il nostro Paese di uscire dal sonno dogmatico, confrontarsi con il mondo, riprendere a competere. Dobbiamo avere il coraggio di andare avanti prendendoci nel frattempo cura di tutti coloro che la transizione mette inizialmente in condizioni svantaggiate.

Se poi il problema è l’irrinunciabile contatto umano, attenzione ché smart working non è lockdown. Magari l’equivoco è qui.

Pubblicato su Eventual Consistency