Master e slave

— Le statue sono fatte per essere abbattute.

— Macché, chi tocca le statue è un criminale.

Il dibattito su questi feticci della nostra storia, in cui hanno titolo a parlare comunque sempre e soltanto gli uomini, dimostra quanto gli aspetti “meta” della comunicazione siano in fondo la comunicazione stessa. Il teatrino logoro e cameratesco, come lo chiama Raimo, che si sta svolgendo sui media nostrani è ancora una volta lo specchio di una società chiusa, autoreferenziale, impregnata di violenza simbolica, aggrappata a una Storia ufficiale e quindi incapace di dar voce alle “storie” in tutta la loro dirompente pluralità.

Intanto nel mondo GitHub, agorà globale per chiunque si occupi di coding, dai programmatori alle grandi corporation agli Stati, che sui modelli open source ha accumulato un valore di mercato vicino ai 10 miliardi di dollari, ha deciso di abbandonare termini come “master”, che pure sono scolpiti nella storia dell’informatica e sono anche semanticamente l’asse portante di pratiche di “versionamento” del software. Marketing? Corporate social responsibility? Può darsi, ma questo non invalida anzi semmai rafforza la considerazione per cui il coding è comunque atto politico. I mutamenti linguistici riflettono il modo in cui la società cambia, e GitHub ha dimostrato di saper cogliere lo Zeitgeist.

Del resto, quando si parla di coding, è anche di questo che si parla. Eric Raymond, autore di quel testo citatissimo (ma poco letto in Italia) sui modelli open source che è La cattedrale e il bazaar (1999), e non certo uno che si facesse problemi a sporcarsi le mani a programmare, in How To Become A Hacker sostiene l’importanza assoluta di padroneggiare la lingua (umana) per chiunque voglia dirsi un buon programmatore. Perché quando si scrive codice non si parla alla macchina, si parla alla comunità di co-autori e alla enormemente più ampia comunità di stakeholder (utenti, corporation, settore pubblico, …) che da quel codice sono coinvolti. Se l’interlocutore fosse soltanto la macchina il coding non andrebbe al di là di un esercizio solipsistico: e invece riesce ad essere tra le attività cognitive che più profondamente strutturano l’infosfera perché in ultima analisi esso è la costruzione di un’intelligenza collettiva che usa il codice come artefatto (Vygotskij), come estroflessione (Longo), nello stesso modo in cui la politica usa le istituzioni. Ricordiamocene quando proveremo a capire come il coding va insegnato.

Pubblicato su Eventual Consistency