Immunizzarsi o indignarsi?

Se proprio vogliamo dar spazio alle impressioni personali, la mia è che l’indignazione de populo (slacktivism si dice ancora?) su Immuni non abbia niente a che vedere né con la preoccupazione sulla privacy né con il digital gap né con la resistenza alla novità e neppure con i vari bizantinismi sulla procedure di appalto o con la governance della sanità pubblica.

Quello che agli italiani proprio non va giù è il richiamo al senso di responsabilità, l’approccio dialettico da Stato liberale, da Paese del nord Europa, insomma il fatto che Immuni sia volontaria.

In un Paese in cui il capitale sociale non si schioda dai suoi minimi storici, lo Stato non può che vestire i panni del padrone, sicché il sospetto finisce fatalmente per avvelenare tutto ciò che non viene imposto a suon di Dpcm e di pogrom contro i malcapitati di turno. La vecchia infatuazione dell’italiano per l’uomo forte, il decisore pettoruto che se ne frega della dialettica, continua così carsicamente a percorrere la nostra storia nazionale.

Leggo nel frattempo in uno scritto giovanile di uno che aveva le idee chiare sul Modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati: «quello che si ha a deliberare, bisogna deliberare presto, avendo voi tanti popoli sospesi tra la speranza e la paura, i quali bisogna trarre di questa ambiguità, e preoccupargli o con pene, o con premio.»

Pubblicato su Eventual Consistency