La colpa dell’incomprensibilità

Devo dire che lo shitstorm su Silvia Romano non mi sorprende. Ma la colpa io non la darei ai social, rei di aver eretto un palcoscenico ai molti imbecilli che prima dovevano accontentarsi del bar sotto casa (il che non significa che i social non abbiano la loro parte di responsabilità, visto che sull’odio online ci hanno costruito il business). Anche perché quegli stessi social, usati come si deve, mi tengono in contatto quotidiano con le menti più brillanti in circolazione e con fonti di informazioni di prima mano.

La colpa è di un mondo che diventa sempre più complesso, sempre più intrecciato, sempre più sottile, lasciando a brancolare, sperduti nel buio, la stragrande maggioranza di noi. O dovrei dire di voi, sbarazzandomi della vecchia ipocrita modestia? E che altro resta se non starnazzare come oche contro l’apice visibile e vulnerabile di fenomeni completamente incomprensibili all’uomo della strada? Guardate che lo scriveva cent’anni fa il solito Ortega y Gasset:

«Cuando se habla de “minorías selectas”, la habitual bellaquería suele tergiversar el sentido de esta expresión, fingiendo ignorar que el hombre selecto no es el petulante que se cree superior a los demás, sino el que se exige más que los demás, aunque no logre cumplir en su persona esas exigencias superiores. Y es indudable que la división más radical que cabe hacer de la humanidad es ésta, en dos clases de criaturas: las que se exigen mucho y acumulan sobre sí mismas dificultades y deberes, y las que no se exigen nada especial, sino que para ellas vivir es ser en cada instante lo que ya son, sin esfuerzo de perfección sobre sí mismas, boyas que van a la deriva.»

In verità, c’è stato un tempo che predicavo la bellezza di variegare la propria echo chamber e di accogliere benignamente anche opinioni discordanti. Oggi però me ne frego della disputa felice e preferisco schierarmi senza se e senza ma dalla parte dell’intelligenza.

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