Cina verso criptovalute di Stato?

La Cina, dice il Guardian, avrebbe iniziato a sperimentare una valuta elettronica, la e-RMB, in diverse città la cui popolazione messa insieme sfiora quella italiana: Shenzhen, Suzhou, Chengdu, così come la nuova area a sud di Pechino (Xiong’an), e altre aree che ospiteranno alcuni degli eventi per le Olimpiadi invernali del 2022.

Ovviamente sull’onda della Covid, si apre un’era di intervento massivo delle compagini pubbliche nel settore delle valute elettroniche: le cosiddette CBCC, Central Bank Cryptocurrencies. Ovviamente la preoccupazione non è soltanto evitare che il contante tradizionale faccia da vettore di contagio, ma anche aumentare la sicurezza e tracciabilità delle transazioni finanziarie (microtransazioni e unbanked inclusi).

E in Italia? Non so voi, ma io continuo a sentire pasdaran sprecare parole sulla supremazia delle blockchain pubbliche su quelle private (o viceversa, a seconda dell’umore o dei vested interest del guru di turno). La storia non ci ha ancora insegnato che ogni tecnologia vale per l’uso che ne facciamo. E non ci siamo neppure resi conto che oggi interoperabilità, flessibilità (no lock-in) e capacità di cogliere the big picture (vedi fintech) sono key SURVIVAL factors.

Pubblicato su Eventual Consistency