Rileggere "Lo stato innovatore"

Rileggere “The Entrepreneurial State” di Mariana Mazzucato in tempi di pandemia.

Per inciso: non ho mai capito perché la traduzione italiana rechi un molto più cauto “Lo Stato innovatore”, dove invece il titolo originale fa riferimento esplicito a una visione e a una capacità imprenditoriale dello Stato, in grado di assumersi non soltanto l’aleatorio rischio d’innovazione ma un ben più concreto rischio finanziario connesso ad “intraprese” il cui scopo è il profitto, cioè la crescita strutturale. Uno Stato cioè i cui “animal spirits” cari a Keynes godono di ottima salute.

La tesi di fondo del libro è che il compito del settore pubblico non può ridursi a scrivere le regole, mettere a disposizione un’infrastruttura giuridica, economica e logistica di base, ed intervenire esclusivamente quando tocca correggere i fallimenti del mercato. No: allo Stato si chiede coraggio. Per ripartire, per crescere, per trasformare la crisi in discontinuità positiva serve una visione a lungo termine, servono investimenti sostanziosi e non sporadici in settori avanzati, serve la capacità di costruire meccanismi virtuosi che coinvolgano e guidino il settore privato. Il che è molto di più della cauta politica di incentivi a PMI e startup con cui abbiamo sperato di cavarcela in questi anni.

Pubblicato su Coerenza eventuale