Dati, non date

Nessuno è così sprovveduto da credere che non ci sia urgenza di progettare fin da subito il dopo, di tracciare già oggi la strada per tornare a una qualche forma di normalità per quando avremo intravisto la luce fuori dal tunnel. Una strada che sarà, ne siamo coscienti tutti, una strada in salita, di quelle dove chi è più debole rischia di non farcela.

Ma nessuno, e dico nessuno, può permettersi oggi in Italia di promettere date, che siano prima o dopo Pasqua, ad aprile o maggio. Anche perché noi, quella luce fuori dal tunnel, siamo ben lontani dal vederla.

Ciò di cui dovremmo discutere è invece una roadmap per la ripresa che non sia vincolata a date annunciate ex cathedra, ma sia parametrizzata su indicatori ben precisi, con la flessibilità necessaria a gestire eventuali oscillazioni nei numeri del contagio che saranno, verosimilmente, lo sfondo della nuova normalità.

Su questo vale la pena impegnare il dibattito, politico economico e scientifico, tenendo ben fermo che la strategia, questa volta, o è condivisa o non è.

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