Rileggere "Platform Society"

Il digitale ha davvero trasformato l’azione collettiva in azione connettiva? Le grandi piattaforme globali, abitate non più dalla versione online del nostro io (concetto ormai di altre epoche, come insegna Luciano Floridi) ma dal nostro io in tutta la sua complessità mentre allarga gli interstizi tra digitale e fisico, abilitano davvero un modello nuovo di società?

Grazie agli infaticabili Giovanni Boccia Artieri e Alberto Marinelli il fondamentale lavoro di van Dijck, Poell e de Waal, che i lettori internazionali avevano tra le mani già ad ottobre 2018, è ora disponibile in italiano.

Perché dovremmo leggere un libro del genere? Dal mio punto di vista, la risposta è semplice: costruirsi strumenti per decodificare il cambiamento, non appiattirsi su semplificazioni, partire dalla tecnologia per arrivare al socratico τί ἐστι, al «cos’è?» e cioè al nucleo primario del nostro Dasein, del nostro abitare proprio questo tempo e questo luogo, del nostro accadere. Tenendosi ovviamente lontano dagli entusiasmi sconsiderati, ma ancor più, se possibile, da demonizzazioni sterili, anzi funzionali soltanto a gratificare l’ego di patetiche cassandre.

Pubblicato su Coerenza eventuale