Voto ai sedicenni?

La proposta di Enrico Letta ha incontrato adesioni e dissensi, ma io personalmente non ho dubbi. Per me è sì. (E anzi oserei di più, abbasserei ancora la soglia.)

Abbiamo davvero un bisogno immenso di portare idee, linfa fresca e vitalità dentro un sistema che è incancrenito e gerontizzato, dentro un Paese che denuncia la sua involuzione nel momento stesso in cui stigmatizza come «eteronoma, ottusa e manipolabile» (è il j’accuse di Caterina Coppola) una generazione intera, ragazzi che riescono a riempire le piazze e che ci costringono a mettere sul tavolo questioni non più rimandabili. E sì, con tutte le contraddizioni del mondo: perché soltanto i pazzi non ne hanno.

Certo la proposta acquista tanto più senso quanto più si inserisce in un discorso organico sui fondamenti della cittadinanza e della partecipazione democratica: ius culturae, maggiore età giuridica, e un dialogo da aprire, da pari a pari, sui modi di vivere insieme (non mi fa impazzire l’espressione “educazione civica”, si sente il rancido di tempi in cui la scuola era strumento per l’introiezione di strutture di potere), sui modi di stare nel mondo, e naturalmente sulle sfide dell’età digitale di cui siamo tutti a pieno titolo navigatori.

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