Politica e tecnocrazia

Caldeggiare un governo di soli tecnici significa certificare il fallimento della politica, ammetterne l’incapacità a gestire la complessità del reale, e nello stesso tempo deresponsabilizzarla.

Significa appiattire l’essenza alta del governo dello Stato sull’ordinaria amministrazione, sul rispetto dei parametri, sulla burocrazia.

Significa perpetuare l’alternanza tutta italiana tra un governo politico che gioca a far la voce grossa e di un governo tecnico che deve riparare i danni del primo: senza però dar tempo alla politica di edificare, di far seguire una pars costruens alla pars destruens.

Significa restringere gli spazi di rappresentanza delle istanze reali del Paese, già compromessi da forze che sfuggono al nostro controllo.

Significa sposare la visione tecnocratica secondo cui il solo sapere specialistico sarebbe portatore sano di poteri salvifici, ignorando che invece il tecnico s’inchina esso pure a sistemi valoriali più o meno arbitrari, non alla maestà della scienza.

No. Dobbiamo restituire alla politica il suo ruolo imprescindibile, dobbiamo riconoscere che essa sola è in grado di mediare tra mille istanze spesso in contrasto tra loro, in un mondo sempre più complesso.

Ai tecnici il compito di indicare soluzioni, alla politica la responsabilità di riassumere in una visione strategica l’interesse generale del Paese e l’elaborazione dialettica della volontà del popolo.

Pubblicato su Coerenza eventuale