Prove di democrazia diretta

Tommaso Campanella

Non capisco perché la proposta di chiamare gli iscritti ad esprimersi sulla candidatura di Conte susciti cotanto sdegno. Ogni partito disegna e implementa i propri processi decisionali nella maniera che ritiene più opportuna, e nessuna prerogativa del Capo dello Stato è lesa dal momento che i militanti non deciderebbero certo sulla nomina ma soltanto su una proposta.

La vera questione è che tanto gli abbozzi di democrazia diretta da un lato quanto le direzioni convocate a tambur battente dall’altro (entrambi inscritti nel DNA del rispettivo partito) hanno il medesimo peso: zero.

I giochi si consumano al vertice e il “popolo”, da tutte le forze politiche in gioco, è coinvolto, anzi incoraggiato, soltanto a cose fatte. O magari quando c’è da fare ciò in cui esso eccelle: la pars destruens, la demolizione, la rancura.

«Tutto è suo quanto sta fra cielo e terra, ma nol conosce»: assoluta attualità di Campanella.

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