Trasformazione digitale? No, trasformazione culturale

In questa vicenda disgustosa la vera vittima è una sola: il nostro bistrattato Paese.

La ricerca arranca, l’università italiana perde mordente e fatica a reggere il passo dell’innovazione globale. Dovremmo lottare per aprirci agli scambi internazionali, lasciar emergere le nostre eccellenze, riguadagnare competitività.

E invece? Invece nelle nostre aule imperversano i sistemi paralleli, i caminetti e le camarille, il familismo amorale, la casta nella sua declinazione più torpida, l’untuoso capobastone che si arroga il diritto di irrogare favori e sanzioni, la vita di ricercatori specchiati fatta oggetto di mercimonio, i corrotti promossi e vincenti attraverso concorsi truccati e valutazioni fasulle.

E nel frattempo la magistratura decide che «un algoritmo, quantunque preimpostato in guisa da tener conto di posizioni personali, di titoli e punteggi, giammai può assicurare la salvaguardia delle guarentigie procedimentali» e che «gli istituti di partecipazione, di trasparenza e di accesso, in sintesi, di relazione del privato con i pubblici poteri non possono essere legittimamente mortificati e compressi soppiantando l’attività umana con quella impersonale».

Il digitale da noi fa paura soprattutto per questo: perché se opportunamente governato porta aria fresca e trasparenza dentro un sistema ancora ancorato a logiche clientelari, a equilibri meschini di potere, alla hýbris di certuni che presumono sostituirsi allo Stato. E (siccome ogni medaglia ha due facce) anche perché sottrae alla magistratura l’arbitrio di quello che Alessandro Barbano chiama il paradigma della gogna: «gli arresti o gli avvisi, subito dopo le intercettazioni sui giornali, poi l’onda montante del pubblico disdoro e i contraccolpi politici che si scaricano sul destino di un’istituzione».

Per questo dico che la trasformazione digitale è innanzitutto una trasformazione culturale, e l’innovazione è un gesto politico. Il nostro dovere è scardinare tutto questo.

Pubblicato su Eventual Consistency