AH 1437

King Fahd Mosque, Sarajevo

Ricordo benissimo la fine del Ramadan 2016 (anno 1437 dall’Egira). Ero a Sarajevo, città di frontiera se mai ce n’è stata una, anzi città che ha introiettato la frontiera.

Decisi che volevo sperimentare in prima persona cosa significhi vivere gli ultimi giorni prima dell’interruzione del digiuno, e partecipai, guidato da un’amica, agli ifṭār e alle cinque ṣalāt. È strano prendere parte a un culto che in fondo a un laico resta estraneo, ma ho imparato che l’islam è anzitutto un modello di coesione sociale. La preghiera in moschea non ha senso se si è da soli.

E ho imparato che per noi italiani, proiettati come siamo nel centro del Mediterraneo, parlare di integrazione e di identità è impossibile senza tener conto dell’islam.

Io credo nell’integrazione, ma mi rendo conto che l’esigenza di difesa dell’identità nazionale non può essere ignorata. E allora la sfida è far comprendere che la nostra identità si è strutturata lungo i secoli esattamente come esito di un processo complesso e delicato (e anche traumatico) appunto di integrazione. Ma non possiamo permetterci, né come Italia né come Europa, di impelagarci nelle logiche perverse della guerra di civiltà.

Pubblicato su Eventual Consistency