Censura privata

Facebook chiude 23 pagine capaci di diffondere a oltre 2 milioni di fan «informazioni false e contenuti divisivi contro i migranti, antivaccini e antisemiti, a ridosso delle elezioni europee». Pagine, pare, create e fatte crescere in aperta violazione dei termini d’uso della piattaforma.

E fin qui, tutto bene.

E però, allargando il discorso, a me il fatto che queste pagine esistessero e che Facebook le abbia ospitate beatamente per mesi o anni preoccupa meno del modus operandi di una piattaforma privata che esercita la sua funzione censoria al di fuori di ogni possibilità di appello.

Ci sta bene che decisioni le quali hanno, nel bene o nel male, un effetto evidente sull’opinione pubblica vengano prese in modo così perentorio? Sulla scorta, in questo caso, di un rapporto anche piuttosto sommario diffuso dall’organizzazione di attivisti Avaaz.

A me sembra evidente che le piattaforme digitali svolgono ormai in tutto e per tutto servizio pubblico. Fino a quando pazienteremo ancora prima di deciderci a chiederne una regolamentazione adeguata, in termini di governo, trasparenza, responsabilità?

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