Parlare di open source

Sbaglio, o negli ultimi anni di open source non ne parla più nessuno?

Lo so che siamo fuori dall’hype, e ben dentro la fase che Gartner chiama pomposamente “plateau of productivity” (almeno in una prospettiva globale).

Però è paradossale che si discuta così poco di un fenomeno che non solo sta conoscendo una crescita esplosiva e una serie di mutazioni molto significative (contaminazioni con modelli di profitto, open innovation, open source hardware, …), ma che è diventato ormai la spina dorsale della Digital Revolution. Attenzione: open source inteso come software, come modello di innovazione e come paradigma di produzione e trasmissione della conoscenza.

C’è Microsoft che si compra GitHub per 7 miliardi e mezzo di dollari, e c’è IBM che si compra RedHat per 34 miliardi. Ci sono tutte le grandi comunità, da Linux a Bitcoin. Ci sono artisti e uomini di lettere che creano progetti open source. C’è il mondo della ricerca che sta cambiando (arXiv e l’iniziativa open access, per dirne un paio). C’è tutta la galassia Wikipedia. C’è l’Europa che scrive una sua licenza libera (la EUPL) e crea un repository per la condivisione e il riuso di soluzioni interoperabili.

Per me l’open source ha mantenuto intatta la sua capacità di essere “disruptive”. Il suo potenziale si fonda sulla tensione tra l’economicità crescente della trasmissione della conoscenza, e il valore sempre più alto che quella conoscenza può rappresentare per chi la detiene o la riceve.

Scriveva in tempi non sospetti Stewart Brand: «Information wants to be free. Information also wants to be expensive. Information wants to be free because it has become so cheap to distribute, copy, and recombine — too cheap to meter. It wants to be expensive because it can be immeasurably valuable to the recipient. That tension will not go away.» (The Media Lab: Inventing the Future at MIT, 1988)

Cloud? Blockchain? IoT? Intelligenza artificiale? IoT? Vi sfido a citarmi un solo progetto di successo in una qualsiasi di queste aree che non abbia incorporato, declinandole a modo suo, la filosofia e la prassi dell’open source.

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