Presidi di autorevolezza

La verità sta nella ricerca, nella critica, nell’esercizio del dubbio. Nell’approssimazione interminabile, quella che piaceva a Niccolò da Cusa, e che chiede fatica, mediazione, umiltà.

E che ne facciamo allora del principio di autorità? Dell’ipse dixit, del verdetto degli addetti ai lavori, della dogmatica ex cathedra del famoso luminare? O che davvero uno-vale-uno?

No. La competenza non è moneta fuori corso, e in ciascuna parte dello scibile la parola di un esperto valse sempre più della sparata, tendenziosa o naïf, dell’incolto. Ma all’incolto (e tutti lo siamo, nell’estensione quasi totale del sapere) il diritto di dubitare va sempre riconosciuto. E così il diritto di chiedere spiegazioni, e di decidere se e quando farsi persuaso. Di partecipare alla discussione.

Nessuno può più dire “è vero perché lo dico io”. E la spavalda provocazione dell’ignorante che toglie la parola al luminare gridando “lo dice lei”, mediaticamente vittoriosa, non è segno della decadenza dei tempi: è segno che la verità va discussa e rimessa in gioco, sempre.

Pubblicato su Eventual Consistency