Keep Calm and Tweet On

L’invettiva di qualche anno fa puntualmente rinnegata dallo slogan di oggi. Vicende non nuove («si vede per esperienzia, ne’ nostri tempi, quelli Principi aver fatto gran cose, che della fede hanno tenuto poco conto»: Machiavelli); ma che l’età digitale complica in un gioco potenzialmente illimitato di rimandi.

Del resto, la memoria del web è ossimoro tra il tempo infinito della persistenza (nulla vi si perde mai veramente, e il diritto all’oblio è una pia illusione) e la durata minuscola dell’attention span. Lo dice bene Massimo Mantellini nel suo Bassa risoluzione (Einaudi, 2018):

È sufficiente osservare, per esempio, le schermaglie della comunicazione politica per farsene un’idea abbastanza precisa. Il contesto digitale rende ogni frase alla portata di tutti: i tweet del politico di vertice che oggi pubblicamente sostiene la necessità di ritornare al nucleare (cito un tema a caso) sono rapidamente associati dai suoi detrattori ai tweet dello stesso personaggio scritti qualche anno fa, in cui questi sosteneva con veemenza l’esatto contrario. Molta della discussione politica in rete è giocata su questo registro moralista che è reso possibile dal formato digitale, dai motori di ricerca e dalla capacità archivistica di internet, oltre che dalla moltiplicazione del numero degli emettitori. Logica vorrebbe che un così puntuale e assoluto disvelamento della nudità del sovrano, delle sue contraddizioni e ambiguità, della sua scarsa coerenza, portasse a una sua rapida delegittimazione e in seguito, come conseguenza ovvia, a una maggior cautela da parte di tutti i comunicatori nell’esposizione dei propri punti di vista. Il famoso ruolo didattico di internet.

Nulla di tutto questo invece avviene. I meccanismi di rimozione del pregresso, specie nella comunicazione politica, sono talmente potenti da rendere qualsiasi messaggio di fatto nuovo e inedito, sostanzialmente impermeabile a ogni critica di legittimità basata su quanto espresso in passato.

Pubblicato su Eventual Consistency