Vaccini e democrazia

Si apprende che l’assemblea capitolina, col dichiarato intento di voler “salvaguardare la linearità di percorso di un bisogno educativo”, si fa promotrice di un’azione affinché restino a scuola i bambini regolarmente iscritti all’asilo nido e alla scuola dell’infanzia i cui genitori non avessero ancora assolto l’obbligo di vaccinazione.

Sorvolando sulla bizzarria tutta italiana per la quale un’amministrazione locale si permette un atteggiamento sovversivo nei confronti di una legge dello Stato, mi sento di tornare a dire la mia sulla questione vaccini non soltanto per naturale sollecitudine della pubblica salute, ma anche (e soprattutto) perché il fenomeno novax tocca il cuore di due dimensioni-cardine del mondo contemporaneo: comunicazione e democrazia.

Per quanto riguarda la comunicazione, è evidente che la scienza mal vi si presta, perché il sapere scientifico perde rapidamente mordente quando lo si annacqua in tentativi più o meno infelici di salvare capra e cavoli; o, fuor di metafora, il rigore e l’appeal per il grande pubblico (questo senza voler necessariamente condannare la divulgazione). E dal canto suo la comunicazione è attratta dal caos e dalla dissoluzione di ogni paradigma razionale: come ben fa notare Mario Perniola in un suo pamphlet (Contro la comunicazione, Torino, Einaudi, 2004), il motto dei comunicatori potrebbe essere “tutte le idee contengono un seme di verità, pur se si contraddicono”. E poi la scienza, arcigna e faticosa, è (paradossalmente) poco rassicurante per chiunque non la comprenda (ossia per tutti, o quasi), e fa molto più comodo rifugiarsi nel pensiero magico, il quale lascia l’impressione a quello che Ortega y Gasset chiama l’uomo-massa di poter misurare su di sé il mondo tutto intero.

Quanto alla democrazia, siamo di fronte a una crisi dei meccanismi rappresentativi, che va di pari passo con il disamore generalizzato (questo purtroppo in parte comprensibile, benché non giustificabile) verso la politica e i suoi parafernali. Il guaio è che il modello democratico, se vuol funzionare, ha bisogno da una parte del rispetto della delega (un certo pensiero politico di ascendenza anglosassone riconosce nel trust, nella fiducia, la condicio sine qua non); dall’altro lato però c’è bisogno che i cittadini partecipino quanto più possibile di una coscienza civile che abbracci l’intera vita politica della nazione o dell’organismo sovranazionale cui appartengono. Ma questo, in un mondo che esalta contemporaneamente la dimensione globale e quella individuale, scavalcando a piè pari il livello “comunitario”, succede sempre più di rado.

Tornando alla questione vaccini, voglio concludere ricordando che già la nostra Costituzione (art. 32) riconosce nella salute non soltanto un diritto del diretto interessato, ma un valore per la collettività, che lo Stato quindi è chiamato a tutelare anche al di là e al di sopra della libertà individuale.

Pubblicato su Eventual Consistency