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Post-post-verità

Altri l’hanno detto meglio, ma lo sto sperimentando anch’io: se c’è una cosa che emerge con violenza in questa post-pandemia è che l’unica risposta di fronte a qualsiasi informazione proveniente dalla rete è la sospensione del giudizio, l’epoché, lo scetticismo. Già l’espressione post-pandemia è di un’ambiguità disarmante. Fabio Chiusi qualche giorno fa ha scritto di non credere più in assolutamente nulla di quanto legge, a prescindere dalla fonte: a me è rimasta la certezza che con l’accelerata nell’onlife, il fast-forward dei processi storici (la citazione è del solito Harari) la post-verità non è più un predicato delle patologie dei processi informativi e comunicativi, ma una caratteristica strutturale del tessuto stesso dell’infosfera. Tanto più quanto più l’informazione e la comunicazione sono suffragate da dati esibiti a piene mani: perché ci sono molti modi per far dire ai dati quello che si vuole. O per trasformarli in strumento di confusione anziché di trasparenza.

Nata sotto maligna stella

Pezzo dopo pezzo il quadro si completa. Tre ore fa il codice sorgente dell’app Immuni pubblicato su GitHub sotto licenza libera si arricchiva del backend. Scritto bene? Scritto male? È in grado di fare quello che ci hanno promesso? Il codice è là, a disposizione di chiunque voglia esaminarlo o, meglio ancora, dare una mano a migliorarlo.

Fossili

Sto notando una cosa. Il salto quantico che stiamo vivendo, il fast forward nell’età virtuale che il virus ci sta bene o male costringendo a fare ha scatenato un’imponente reazione immunitaria nell’organismo invecchiato del nostro Paese. Va detto che le giravolte del governo sull’app Immuni e le alzate d’ingegno su braccialetti elettronici (e perché no, chip sotto pelle) per allevare giovani sorvegliati di certo non aiutano.

HTTPS questo sconosciuto

Nel mondo digitalizzato post-pandemia la sicurezza dovrebbe essere la prima preoccupazione di ogni fornitore di servizi. E nel 2020 diamo per scontato che una connessione web sicura sia imprescindibile, e il protocollo HTTPS ubiquo, una commodity come l’accesso stesso a internet. Soprattutto se parliamo di servizi pubblici, magari di portali online di amministrazioni centrali dello Stato che peraltro ricadrebbero anche nel perimetro di sicurezza cibernetica.

La colpa dell’incomprensibilità

Devo dire che lo shitstorm su Silvia Romano non mi sorprende. Ma la colpa io non la darei ai social, rei di aver eretto un palcoscenico ai molti imbecilli che prima dovevano accontentarsi del bar sotto casa (il che non significa che i social non abbiano la loro parte di responsabilità, visto che sull’odio online ci hanno costruito il business). Anche perché quegli stessi social, usati come si deve, mi tengono in contatto quotidiano con le menti più brillanti in circolazione e con fonti di informazioni di prima mano.

Silvia Romano libera

Un Paese che pretende di imporre a una donna come dovrebbe vestirsi e in cosa credere, che ciancia di conversione all’Islam anziché di adesione all’Islam come se un’italiana potesse fare quella scelta soltanto come abiura di una fede naturaliter implicita nell’italianità (quella cattolica, presumo), come se l’Islam in sé fosse qualcosa di talmente alieno da un “noi” che la libera decisione di aderirvi si può concepire soltanto come una specie di sindrome di Stoccolma.

Festeggiare il patriarcato

Ditemi se nel 2020 dobbiamo ancora sdilinquirci a celebrare una ricorrenza che imprigiona le donne in un ruolo istituzionalizzato fuori dal quale (perché questo è il sottinteso) esse sono incompiute o degeneri. In un Paese, per di più, che è tuttora imbevuto di una religiosità secondo la quale la donna avrebbe dignità solo in quanto madre, e che declina la divinità invariabilmente al maschile patriarcale.

Danni collaterali

Questa, trasformata in nuvola di parole, è la lettera che Brian Chesky, CEO di Airbnb, invia ieri ai suoi dipendenti. Di 7500, 1900 verranno mandati a casa. È prevista una buonuscita, naturalmente: 14 settimane di paga base più una settimana per ogni anno di anzianità. E il portatile aziendale da portarsi via.

Che cos’è la tanglegence

Che cos’è la tanglegence? Il concetto è ancora molto recente, benché la parola sia già circolata all’interno di circoli tecnologici italiani e non. Tanglegence (o tanglegenza) è crasi di (en)tangled e convergence: una prima definizione è la convergenza “ingarbugliata” di cloud, mobile, social, big data, IoT, blockchain, e così via, ossia di paradigmi e tecnologie il cui intrecciarsi non è né deterministico né, tanto meno, lineare, e conduce a mini-singolarità con effetti imprevisti. Una complessità, insomma, che può generare valore o caos in funzione della nostra prontezza nel manipolarla, nell’immaginare e nell’implementare una governance adeguata.

Cina verso criptovalute di Stato?

La Cina, dice il Guardian, avrebbe iniziato a sperimentare una valuta elettronica, la e-RMB, in diverse città la cui popolazione messa insieme sfiora quella italiana: Shenzhen, Suzhou, Chengdu, così come la nuova area a sud di Pechino (Xiong’an), e altre aree che ospiteranno alcuni degli eventi per le Olimpiadi invernali del 2022.

Quale sicurezza sul lavoro?

L’International Labour Organization celebra oggi la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Una sicurezza che nei prossimi mesi sarà messa a rischio come mai prima. Sia per il rischio oggettivo di contagio, sia per l’enorme fragilità che la COVID-19 ha iniettato nel nostro sistema produttivo.

Lavoro agile: è stato solo un sogno?

Ho paura che con la fatidica fase 2 riprenderà abbrivio l’invincibile moto retrogrado di certa classe imprenditoriale italiana. Già sento CEO e manager nella mia bolla (o per meglio dire, tra gli italiani della mia bolla) dichiarare sornioni: sì, sarò all’antica ma io i miei collaboratori/dipendenti/consulenti voglio vedermeli attorno. E pazienza se questo significa gravare sul bilancio aziendale per implementare misure di sicurezza ulteriori adeguate a proteggere i lavoratori. Pazienza se questo significa non poterli proteggere adeguatamente, quei lavoratori, che saranno comunque esposti a un rischio di contagio in itinere.

25 aprile

Oggi non è solo il settantacinquesimo anniversario della Liberazione, ma è anche il “meno otto” alla fine del lockdown. Da una parte una piccola liberazione, ma che sentiamo acutamente sulla pelle; dall’altra la solennità del rito più sacro della religione repubblicana.

Earth Day, il giorno dopo

Che io abbia trovato soltanto ora, passata da un pezzo la mezzanotte, il tempo per fermarmi a scrivere due righe sull’Earth Day, è sintomatico. Le giornate, ci avevano promesso, si sarebbero diluite in quest’esilio forzato dal mondo che ci siamo imposti. Avremmo rallentato abbastanza da poter pensare, farci domande, imparare a guardare oltre l’orizzonte quotidiano degli eventi. Questo tempo, innegabilmente tragico, sarebbe stato però anche un approdo, temporaneo ma prezioso.

I sommersi e i salvati

Da questa crisi mi pare ormai evidente che ne usciranno bene due categorie di soggetti: quelli che disponendo di asset, competenze e network sapranno cogliere le migliori occasioni speculative sui mercati finanziari nei mesi (e negli anni) a venire; e quelli che sapranno reinventare il proprio business rendendolo dapprima COVID-resistant, e poi permanentemente digitale.

La necessità di una data governance

Dati personali e dati aggregati, due categorie molto eterogenee, da ogni punto di vista. Entrambe però sono cruciali nella gestione della crisi, nella programmazione ed implementazione della exit strategy o fase 2 o ripartenza (o comunque si voglia chiamarla). Ed entrambe soffrono di una carenza gigantesca: la governance.

Dammi tre parole

Una preziosa amica, Vera Gheno, stamane su Facebook ci invitava a scrivere i primi tre termini che ci vengono in mente pensando al momento che stiamo vivendo. Così, prima di dire la mia scorro la lista dei commenti e noto che la maggior parte delle parole proposte fanno riferimento a stati d’animo legati alla sfera dell’Io: paura, attesa, sospensione, impotenza, introspezione, distacco, inquietudine.

Dati, non date

Nessuno è così sprovveduto da credere che non ci sia urgenza di progettare fin da subito il dopo, di tracciare già oggi la strada per tornare a una qualche forma di normalità per quando avremo intravisto la luce fuori dal tunnel. Una strada che sarà, ne siamo coscienti tutti, una strada in salita, di quelle dove chi è più debole rischia di non farcela.

24 marzo 1944

Il 24 marzo 1944 venivano ammazzati, a Roma presso le Fosse Ardeatine, 335 civili e militari italiani. A sangue freddo, nell’indifferenza di un momento in cui la vita umana valeva meno dell’ordine gridato da assassini in alta uniforme.

Blockchain ed Europa: tre passi avanti

Non è a cuor leggero che scegliamo di continuare a parlare di tecnologia mentre il Paese congela le sue attività produttive e chiede agli italiani di restare in casa per contrastare le dinamiche di contagio da SARS-CoV-2. E di certo a livello internazionale le cose non vanno meglio. Tuttavia, continuare a “sentire il polso” dello sviluppo tecnologico significa guardare al futuro, perché nel momento in cui ci troveremo impegnarci a far ripartire l’economia l’impulso maggiore non potrà che venire da investimenti significativi nell’innovazione.

Covid-19: tra pandemia e stato di diritto

Dati di geolocalizzazione, dati sanitari, modelli di diffusione delle epidemie, database aperti di articoli scientifici. Nel momento eccezionale che stiamo vivendo, ogni mezzo atto a contenere il contagio può apparire non solo desiderabile, ma lecito. E le prerogative e i diritti che “prima” eravamo abituati a considerare limite inviolabile ora sono, nella percezione diffusa, poco più che una zavorra.

DevSecOps: l’approccio agile alla protezione del dominio cibernetico – Parte 3

DevSecOps come paradigma di governance su larga scala. Attenzione alla sicurezza significa trasversalità dei flussi informativi, anche perché nel dominio cibernetico tanto chi attacca quanto chi si difende fa leva su una asimmetria informativa a proprio favore: chi si difende in quanto è in possesso di informazioni riservate sugli asset gestiti, chi attacca in quanto può disporre di informazioni (zero-day, ad esempio) ignote alla controparte. Tutto questo è vero nelle organizzazioni pubbliche e private di qualsiasi dimensione, ma è tanto più vero se allarghiamo il discorso all’ambito nazionale e sovranazionale.

DevSecOps: l’approccio agile alla protezione del dominio cibernetico – Parte 2

Security come codice. Il paradigma tradizionale considera ortogonali software e infrastruttura, intendendo quest’ultima come ambiente di supporto all’esecuzione del software stesso. Tuttavia, la convergenza di diversi processi di evoluzione tecnologica, di metodologica e operativa e di management ha eroso nel corso degli ultimi anni il confine tra i due mondi. Sul piano tecnologico, ad esempio, l’avvento del cloud, di tecniche di virtualizzazione e containerizzazione, di software-defined networking e software-defined storage ha consentito di svincolare le decisioni architetturali dal piano puramente fisico; sul piano delle metodologie, l’Agile nelle sue tante declinazioni e l’evoluzione nella gestione di servizi e operations (si pensi a come è cambiato nel tempo ad esempio il modello ITIL) ha introdotto l’approccio iterativo e il feedback “circolare” tra produzione, implementazione, progettazione. Sul piano del management, l’esigenza di rispondere con efficienza e tempismo alle sollecitazioni esterne ed interne e l’avvento di modelli organizzativi più snelli ha favorito la rottura dei silos tradizionali.

DevSecOps: l’approccio agile alla protezione del dominio cibernetico – Parte 1

Il primo dei quattro fondamentali domini dell’information security è rappresentato dalla governance, vale a dire la creazione, da parte del senior management, di una strategia preordinata alla individuazione di un framework di policy per la protezione del patrimonio informativo aziendale. In tale prospettiva, la governance presuppone un forte commitment del senior management verso il modello di information security strategicamente individuato e, al tempo stesso, l’adozione del modello richiede per la sua efficacia ed efficienza un requisito essenziale, ossia l’allineamento agli obiettivi di business.

Digitalizzare: sì, ma come?

L’art 117 Costituzione recita che «lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: […] r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno». Su questo tenue appiglio s’impernia, spesso attraverso un’interpretazione estensiva, l’intero riparto delle competenze Stato/Regioni sull’agenda digitale. Ma è incredibilmente obsoleto, oltre che inadeguato, descrivere il digitale come un «coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione».

Rileggere "Platform Society"

Il digitale ha davvero trasformato l’azione collettiva in azione connettiva? Le grandi piattaforme globali, abitate non più dalla versione online del nostro io (concetto ormai di altre epoche, come insegna Luciano Floridi) ma dal nostro io in tutta la sua complessità mentre allarga gli interstizi tra digitale e fisico, abilitano davvero un modello nuovo di società?

Cos'è il carbon footprint digitale

Un recente paper su arXiv, ripreso poi dal MIT Technology Review, affronta il tema del carbon footprint digitale, con risultati che mi hanno sorpreso e preoccupato. L’addestramento di un modello di intelligenza artificiale di grandi dimensioni, nello specifico di quelli usati per la comprensione e la produzione del linguaggio umano (NLP), produce tanta anidride carbonica quanto cinque automobili dalla fabbrica allo sfasciacarrozze!

Voto ai sedicenni?

La proposta di Enrico Letta ha incontrato adesioni e dissensi, ma io personalmente non ho dubbi. Per me è sì. (E anzi oserei di più, abbasserei ancora la soglia.)

Corpi connessi

Chi ancora pensa in termini di dispositivi e di persone che li usano non ha capito nulla.

La Blockchain a Napoli

Siamo all’evento sulla Blockchain di Napoli in compagnia di Roberto Reale, Manager dell’innovazione.

La politica metta al centro l'innovazione

Che questo governo possa diventare l’incubatore di nuovi soggetti politici in grado di rinnovare la classica alternanza italiana, i segnali ci sono tutti. A sinistra un giano bifronte in cui potrebbe trovare spazio un misto di istanze democratiche e di esperienze antisistema, al centro un partito riformista d’ispirazione socialdemocratica e socialiberalista, a destra una destra populista, sovranista e relativamente ostile all’innovazione, tranne che sotto forma di nuove piattaforme securitarie.

Fare digitale

Fare digitale significa pensare in termini di cooperazione. Di collaborazione. Di sinergie (permettetemi di usare una parola passata di moda).

Cyber: verso una blockchain d'Europa

Mancano appena due mesi all’insediamento della nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen, e già l’Europa si prepara a fare un passo avanti verso la costruzione di un’infrastruttura digitale distribuita, sicura, trasparente e interoperabile accogliendo le priorità indicate dalla Presidente eletta all’indomani della tornata elettorale. La Commissione infatti, attraverso la sua articolazione CEF Digital il cui compito è l’implementazione di strumenti digitali fondazionali a supporto del Mercato Unico, ha annunciato il lancio della European Blockchain Service Infrastructure (EBSI), un’iniziativa congiunta con la European Blockchain Partnership con lo scopo di realizzare servizi pubblici a livello europeo basati sulle tecnologie blockchain.

Politica e tecnocrazia

Caldeggiare un governo di soli tecnici significa certificare il fallimento della politica, ammetterne l’incapacità a gestire la complessità del reale, e nello stesso tempo deresponsabilizzarla.

Coding per tutti: sì, ma quale?

L’introduzione al coding per tutti, nelle scuole o nel lifelong learning, è un’occasione straordinaria per prendere confidenza con i sistemi simbolici e le pratiche che fondano la nostra società dell’informazione. A un livello profondo, il “flirt” dell’homo sapiens con la formalizzazione e l’astrazione del linguaggio e con il pensiero automatico ha radici che si perdono nella notte dei tempi. Da Pāṇini a Chomsky, abbiamo sempre cercato la strada per depurare quella che Lacan chiamava lalangue, la lingua-pensiero originaria, dagli elementi individualistici e inesprimibili.

Senza filtro

Giuseppe Conte che prende metaforicamente a schiaffi Salvini dalla sua pagina Facebook, perché tanto «anche la corrispondenza d’ufficio tra la Presidenza del Consiglio e il Viminale viene poi riportata sui giornali e allora tanto vale renderla pubblica all’origine, per migliore trasparenza anche nei confronti dei cittadini», e lo accusa di “slabbrature istituzionali” scegliendo però una modalità di comunicazione che non è certo meno irrituale.

Cyber, AI: tra interoperabilità e governance

“Ridotta ai minimi termini, l’AI è semplicemente ottimizzazione di determinate funzioni di un agente automatico. In altre parole, l’AI è legata in modo intrinseco ai processi e all’automazione. E anzi, se vogliamo permetterci un’immagine ardita, costituisce il ponte più naturale tra i due mondi”. Lo spiega Roberto Reale, Membro di AIDR (Associazione Italian Digital Revolution) e dell’Italian Association for Machine Learning, in un’intervista rilasciata a Ofcs.report.

Storytelling a confronto

Sono a Malta per partecipare al Malta AI & Blockchain Summit 2019, mi guardo intorno e mi salta all’occhio il contrasto marcato, anzi la divergenza tra due modi di offrire uno stesso servizio: il trasporto via mare, il ferry-boat.

Emergenze

A Roma l’elemosiniere del papa, il cardinale Konrad Krajewski, che nella nativa Łódź forse faceva l’elettricista, si cala personalmente in un pozzetto, toglie i sigilli al contatore e restituisce acqua calda e luce ai 450 occupanti di uno stabile in via Santa Croce in Gerusalemme.

Censura privata

Facebook chiude 23 pagine capaci di diffondere a oltre 2 milioni di fan «informazioni false e contenuti divisivi contro i migranti, antivaccini e antisemiti, a ridosso delle elezioni europee». Pagine, pare, create e fatte crescere in aperta violazione dei termini d’uso della piattaforma.

Memoria

Memoria non è semplicemente ricordo. Memoria è prendere coscienza che l’uomo è fatto in un certo modo, è capace di certe cose.

Hackers

Quando si parla di hacking/hackers qualcuno storce il naso, ché qui da noi della parola si è sedimentato appena il senso più scadente, a indicare chi si infiltra, esibendo un certo grado di perizia tecnica, nei sistemi informatici altrui.

The Game

L’ultimo di Alessandro Baricco, The Game, specie di peana al meraviglioso mondo della rivoluzione digitale vista attraverso la lente della gamification, a voi è piaciuto?

AI e cittadinanza digitale

La ricerca sull’intelligenza artificiale risponde a un sogno antichissimo dell’uomo, quello di comprendersi nella sua interezza e di “farsi” a propria immagine. Come scrissi in un articolo sul pensiero automatico, c’è un fil rouge che collega il trattato Aṣṭādhyāyī di Pānini, dove è già in nuce la notazione di Backus-Naur, gli artifici mnemonici di Lullo e le macchine calcolatrici di Pascal e Leibniz, il Golem delle leggende boeme e gli algoritmi di deep learning.

Ritratti: Samuel Eilenberg

La ricerca matematica non è mai avulsa dal contesto culturale in cui essa si svolge, e da cui trae, in modo più o meno evidente, le sue radici. La scuola francese che va sotto il nom de plume collettivo di Nicolas Bourbaki, la prima a tentare un’unificazione universale della matematica contemporanea nei monumentali Éléments de mathématique, si dimostra ad esempio particolarmente sensibile al concetto di struttura e al predominio assoluto del formalismo:

Nessuno pensa da solo

Pensare è calcolare, e la mente è un computer. È l’assunto del modello tuttora più divulgato nell’ambito delle scienze cognitive, la teoria computazionale della mente: una sintesi di psicologia razionalista (i pensieri hanno forme logiche che ne determinano il ruolo nei processi mentali) e di teoria matematica della computazione, alla Turing (i pensieri hanno una struttura sintattica).

Gillo Dorfles: il giocoliere nel bazar

Dorfles nasce a Trieste, e questo lo rende immediatamente uomo della Mitteleuropa almeno tanto quanto italiano. Si ricordi, del resto, quanto della città giuliana scriveva Guido Piovene in Viaggio in Italia: “per quanto sembri un paradosso, l’italianità di Trieste si difende anche mantenendole il suo carattere di metropoli borghese cosmopolita, per la cultura, il costume e l’economia”. In altri termini, di Trieste tanto più si esalta e si sviluppa il carattere italiano quanto più le si riconosce uno statuto di città speciale, di luogo di frontiera e più ancora di confluenza, di equilibrio lungamente costruito nel corso dei secoli fra tre mondi tanto diversi tra loro: il mediterraneo, il tedesco, lo slavo.

Zygmunt Bauman, Danni collaterali

Il 13 febbraio 1991, durante la prima guerra del Golfo, uno strike statunitense prende di mira un rifugio nel quartiere Amiriya di Baghdad, uccidendo 408 civili. Il Pentagono accusa il regime di Saddam Hussein di ospitare deliberatamente civili in installazioni militari perché facciano da scudi umani; dato però che il tipo di armi impiegate esclude l’errore tecnico, si parla di danni collaterali (James Griffiths, Collateral damage: A brief history of U.S. mistakes at war).

S. Banach – se da Cracovia si rifonda la matematica

È sera, e stiamo passeggiando lungo gli splendidi viali dei Planty, l’anello verde che circonda la vecchia Cracovia ricalcando il percorso delle mura medievali. A un tratto, ci imbattiamo in una piccola brigata di giovani baccellieri e cogliamo al volo brandelli di un discorso, voci tese ed eccitate. Aguzziamo l’orecchio, ché ci pare di udire l’espressione całka Lebesgue’a.

Kazimierz Kuratowski, la fondazione dell'infinito

Nel periodo tra le due guerre la Polonia conosce una fioritura senza precedenti nella ricerca matematica. Uomini come Stefan Banach, Kazimierz Kuratowski, Stanisław Ulam, Wacław Sierpiński, per citare solo alcuni nomi, contribuiscono a riedificare su basi più solide “pezzi” cruciali della matematica contemporanea, non soltanto permettendo il superamento di quella crisi dei fondamenti conseguente al naufragio del programma di Hilbert, ma anticipando l’immenso impulso espansivo che discipline quali la teoria degli insiemi, la topologia generale, l’analisi funzionale, ed altre ancora, conosceranno nel secondo dopoguerra.

Václav Havel, Anticodici

Opera “oscura” di Václav Havel, gli Anticodici sono un tassello ostico ma affascinante della grande tradizione europea della ricombinazione linguistica.

Sul valore educativo delle leggi

A dare fondazione e senso alla nostra vita di cittadino può essere ancor oggi, più che l’appartenenza ad una comunità, la legge che questa esprime? Oppure essa conserva, per noi figli non più della polis greca ma di uno Stato plasmato da una storia non lineare, un valore puramente formale, ritrovandosi poi incapace di esprimere un momento fondante?

Articoli in altre lingue

Immuni source code

I strongly share @gvdr’s concerns. The documentation alone, albeit undoubtedly a first step, is not enough any more: not with a release deadline for the executable app so close in time.

Why Tanglegence

The concept is still in its early days, although the word has already circulated within European tech-savvy élites. Tanglegence is a contraction of (en)tangled and convergence: a first definition is the “entangled” convergence of cloud, mobile, social, big data, IoT, blockchain, and so forth, that is, of paradigms and technologies whose intertwining is not deterministic (let alone linear) and leads to mini-singularities with unexpected effects. In short, a complexity with the capability of generating either value or chaos as a function of our readiness to conceive it, to manipulate it, to implement adequate governance.

What is Code Journalism?

Upon a quiet Sunday afternoon, midway into the Italian lockdown, I sat down and knocked out, in hardly more than a couple of hours, a pretty simple Python module to talk to the Application Programming Interface put forth by the Regional government of Umbria in order to publish COVID-19-related data.

Science is dead. Long live science.

The incredible amount of fake news and misinformation that has spread through the world, at a much faster pace than the SARS-CoV-2 pandemic, tells us so much about ourselves. Experts have a word for it: infodemic.

Data, not dates

Nobody, I am sure, can be so absent-minded as to believe that there is no urgency to plan the aftermath, to trace the road back to (some form of) business as usual, for when we will be able to get a glimspe of light at the end of the tunnel. A road which will be quite a steep one, and which will put the weakest among us at the risk of not making it.

The Portrait of a Young Innovator. An interview with Gian Luca Comandini

Gian Luca Comandini, born in 1990, degree in economics, in 2013 was already amongst the first in Italy to invest in two little-explored (at the time) trends: the blockchain and the social media. This made him one of the youngest innovation leaders, allowing him to co-found the trade association Assobit and the consulting and development company Blockchain Core.

Rerum Cognoscere Causas

RERUM COGNOSCERE CAUSAS, knowing the causes of things, has been the motto of the London School of Economics and Political Science since 1922. Here, following the best tradition of Anglo-Saxon rationalism, great care is taken to distinguish between causal links and mere statistical correlations. In other words, if during summer both the GDP and the energy consumption for cooling happen to increase, we cannot simply conclude that it is air conditioners which boost the economy!

Building a better future. Interview with Emilia Garito

Emilia Garito, a computer scientist and an enterpreneur, is the organizer of the TEDxRoma, the leading TEDx conference in Italy, as well as being one of the top-tier Italian experts in open innovation, artificial intelligence and complex systems modelling.

Sense and Sensibility of the Digital Transformation. Interview with Andrea Lisi

Andrea Lisi is a well-renowned Italian lawyer who specializes in ICT law. In addition to the Lisi Law Firm, he coordinates the Digital & Law Department and D&L NET organizations; on top of this, he is the Secretary-General of ANORC (National Association for Operators and Managers of Digital Preservation, a nonprofit organization founded in 2007) and the President of ANORC Professioni and as well as being the creator of the DIG.Eat, a large convention that is held every year in Italy.

On factfulness

Is it possible to be truly unbiased when telling “facts”? Is it possible to communicate without implying at least a hint of a Weltanschauung, of a value system, of a hypothesis? Without some kind, as messy as you want, of a priori? Not even the mathematicians succeed in that, let alone the rest of us. Also the highly-praised American factfulness is but the expression a civic and democratic duty to expose corruption in the best case, otherwise it is downright endorsement of the status quo, that is, hegemonic storytelling. Where is your objectivity now?

Claiming digital rights — Is Poland ready?

Digital rights is a very broad term that encompasses a wide gamut of areas: from relatively new ones, such as the access to digital media, electronic devices, and communication networks, to the reframing and realization of existing rights (privacy, freedom of expression, citizenship, and so on) in new the setting brought on by the digital revolution.

Zygmunt Bauman, Collateral Damage

On February 13, 1991, during the first Gulf War, U.S. planes bombed a shelter in the Amiriyah neighborhood of Baghdad, Iraq, killing 408 civilians. The Pentagon held Saddam Hussein’s regime responsible for “deliberately hosting civilians in military installations to serve as human shields”. In such case, as every time the weapons deployed factor out any conceivable technical error, we have grown accustomed to parley about collateral damage.

Is Community-building the Ultimate Aim of Communication?

Let it not be forgotten that during the Republic Rome was, strictly speaking, two Romes: the Senate and the people. State-unification never got beyond a mere setting up of communication between groups which remained strangers one to the other. Hence it was that the Empire, when threatened, could not count on the patriotism of the others, and had to defend itself exclusively by bureaucratic measures of administration and warfare.

Closing the Gap. Digital divide and digital cultures in Poland: an introduction

In his seminal book Diffusion of Innovations (New York: Free Press, 2003), first published in 1962, Everett Rogers admits that “the structure of a social system can facilitate or impede the diffusion of innovations in the system”. This is especially true today, as new technologies, new thought paradigms and new models of communication are continuously disrupting and recasting our lives, whilst putting huge pressure on the underlying social structures. The penetration speed of innovation is thus a function of the amount of inertia such structures are inherently endowed with, even though it was the collapse of solid societies, as Bauman would call them, that first demanded for a global re-editing of traditional models.

How to Grow our Professional Network in Four Tips

It goes without saying that a professional network is a vital component to a successful career. At its fullest, a well-bred network can lead us to a better and more satisfying life. Hence, it is crucial that we know how to grow and how to mantain our network.