«Τὰ τῶν φίλων κοινά, sono comuni le cose degli amici.»

Queste parole, esemplari della greca disposizione ad accogliere, ci invitano a coltivare con ostinazione l’apertura alla presenza, all’espressione, al pensiero degli altri: alle loro parole, ai loro corpi, ai loro odori raccolti lungo la strada o lungo una vita.

Privilegiamo dunque una libera, distesa fiducia verso il mondo. In chi ci vive accanto dobbiamo cercare innanzitutto un amico. Creandolo, educandolo, chiamandolo a noi, se occorre: gettando, in noi prima ancora che in lui, il seme del dialogo.