No, non esistono gerarchie di fronte alla morte, ma uno Stato che non fa scudo a chi, per il ruolo che incarna, decide di mettere davanti al proprio interesse e alla propria vita l’imperativo categorico della legalità, è uno Stato impotente o complice.

Allora ricordare Piersanti Mattarella, trucidato il 6 gennaio di 41 anni fa da presidente della Regione Siciliana, non è semplicemente l’assolvimento di un dovere. È un atto necessario di ancoraggio della nostra vita pubblica e privata alla sacralità dello Stato che non viene meno neppure quando quello stesso Stato la tradisce.