Non è meraviglioso assistere alle contorsioni di un pensiero che si sforza di tradurre un mondo in evoluzione negli schemi obsoleti a cui è abbarbicato?

Nessuna laurea in sei mesi, ma dei Google Career Certificates con i quali l’azienda di Mountain View punta semplicemente a dare il suo contributo all’evoluzione di una didattica che non si esaurisca nel classico pezzo di carta ma accompagna l’intero percorso professionale e umano, sforzandosi nello stesso tempo di ridurre il gap tra studi e mondo del lavoro attraverso un investimento in quella che si chiama functional knowledge. Un ottimo modo, per Google, di testare su larga scala i propri processi e i propri strumenti di formazione, senza contare le immense ricadute in termini di CSR.

I prossimi anni vedranno una trasformazione profonda della didattica, sicuramente accelerata dal Covid-19 ma comunque ormai non più rimandabile. Però nessuno di buon senso mira a sostituire in toto l’istruzione tradizionale con forme più innovative: il segreto del successo è sempre l’integrazione.

Quindi, again, nessuna picconata all’istruzione universitaria (che peraltro nel mondo anglosassone è sacra), ma piuttosto la costruzione di un’offerta complementare. E nessuna novità: è da anni che piattaforme di calibro globale come Coursera ed edX offrono corsi di livello anche molto alto e articolati in percorsi formativi di medio respiro.

Ma, naturalmente, quando a scendere in campo è Google l’italica inclinazione a incensare i conquistatori (con un pizzico di velato addebito per la “novità”) non può non accendersi in tutta la sua virulenza.