Colgo l’assist di un’intervista di Gabriele Carrer a Stefano Mele per Formiche e chiedo al costituendo governo un impegno a dare la massima priorità all’innovazione e alla trasformazione digitale. Stavolta la partita non può giocarsi soltanto su MEF, Esteri, Interni e Giustizia, con una spolverata di incarichi di secondo piano distribuiti pro forma. Se è vero che mandato e autorevolezza consentono a Draghi di accantonare le storiche fisime a sinistra (digitalizzazione = perdita di posti di lavoro) e a destra (digitalizzazione = stato più forte), se non altro come contropartita per aver accettato un incarico così spinoso, allora è il momento di fare sul serio.

Per me gli scenari possibili sono solo due: o la delega all’innovazione e alla trasformazione digitale il Presidente del Consiglio la tiene per sé, esercitandola però senza titubanze e considerandola coestensiva rispetto alla crescita economica e alla ripresa, oppure la consegna a un ministro (con portafoglio) a cui spetti l’onore e l’onere di coordinare la vasta macchina delle competenze trasversali, verticali, abilitanti, etc tra dicasteri, dipartimenti della Presidenza del Consiglio, agenzie tecniche, autorità, in-house, enti strumentali, università, istituti di ricerca, poli di innovazione, centri di competenza, centri nazionali per l’intelligenza artificiale e così via.

Senza contare i dossier delicatissimi delle infrastrutture strategiche e del perimetro cibernetico.

È l’occasione per recuperare la competitività perduta, per tornare a crescere, per tornare a eccellere: giochiamo forte su innovazione e digitalizzazione, puntiamo tutto, non risparmiamoci. Non possiamo perdere.