Passata la fase dell’innamoramento, al governo Draghi si possono muovere molti appunti, ma tra tutte le offensive da sinistra quella sull’incarico a McKinsey è veramente un faux pas. Qualsiasi organismo pubblico, Commissione Europea inclusa, sopravvive anche nella misura in cui può attingere al mercato della consulenza, depositario di competenze specialistiche che la pubblica amministrazione non può e non deve avere, e nello stesso tempo libero dai vincoli normativi, organizzativi e ideologici che invece inevitabilmente gravano sull’agire del decisore pubblico.

Detto questo, però, il rischio che l’incarico consulenziale viri in un cedere le armi senza condizioni, in una delega in bianco nonché in una sinecura per le top consulting, ebbene questo rischio esiste ed è ben concreto. Il committente pubblico ha il dovere di mantenere un controllo non puramente formale sull’operato dei consulenti, e quindi di sviluppare e mantenere internamente un livello elevato di competenze in termini di project e programme management. E adottare policy rigorose sul trattamento di informazioni riservate.

Per far questo, ovviamente, serve intervenire sui meccanismi di selezione e gestione del personale pubblico. Introdurre o rafforzare gli incentivi legati alla formazione e alla produttività, svincolarsi dalla logica dell’adempimento, imparare ad attrarre i talenti su un mercato del lavoro competitivo, uscire dalla logica ottocentesca del concorso.