Come contrastiamo la crescita delle big tech, si chiede Grillo? Quelle stesse big tech che oggi valgono più dell’intero mercato azionario europeo?

Non con investimenti in ricerca di base e avanzata. Non facendo sistema in Europa. Non favorendo lo sviluppo del private equity. Non erodendo le frizioni all’interno della pubblica amministrazione. Non rendendo certi i tempi della giustizia.

Ma creando in Italia (udite udite) un database con i “dati degli italiani”, così come a Roma uno con i “dati dei romani”, in modo che le aziende debbano pagare chi gestisce questo database per accedere ai dati.

Una sorta di reddito di cittadinanza universale finanziato dai dati, insomma. Che è poi la summa del pensiero politico di Grillo sulla digitalizzazione.

Un’idea non solo ripugnante, perché equivale a considerare l’Italia e gli italiani incapaci di partecipare in maniera attiva alla costruzione dell’era digitale; ma anche un’idea totalmente errata, perché, ricordiamocene sempre, i dati senza modelli e infrastruttura finanziaria e tecnologica sono carta straccia. Altro che nuovo petrolio.

Attenzione però quando il discorso si fa serio e ci si spinge a parlare di sovranità tecnologica, perché il messaggio di Grillo, assai furbo, non si rivolge soltanto alla siora Maria ma strizza l’occhio ai nuovi cantori della tecno-autarchia.

La sovranità tecnologica, ammesso che sia desiderabile in quanto tale, non si costruisce stando appollaiati sui propri dati come Arpagone sul forziere degli scudi. E neppure costruendo un’infrastruttura digitale di Stato. Lo Stato, semmai, interviene a definire regole e livelli di servizio e arriva dove non arriva il mercato (market failures).

La sovranità tecnologica si costruisce invece creando le condizioni che permettono la nascita di aziende in grado di competere sul mercato globale, e in ogni caso è europea, non italiana. Non abbiamo proprio bisogno di un neo-antieuropeismo travestito da innovazione tecnologica.

L’Italia ha i suoi problemi, ma la disponibilità a dar voce, su questioni cruciali come l’innovazione, a tromboni che non ci hanno mai capito nulla e più invecchiano meno ci capiscono, più che un problema mi sembra una vocazione all’autolesionismo.